Mens sana in corpore sano

Mens sana in corpore sano, così già più di duemila anni fa i romani descrivevano la perfetta formazione di un giovane: avviarlo sulla strada di una crescita non solo intellettuale ma anche fisica . Allora era ginnastica a corpo libero, lancio del giavellotto, corsa, il tutto rigorosamente riservato ai soli discipuli maschi. Oggi il liceo classico altro non fa se non continuare questa lunga tradizione che affonda le proprie radici in un tanto glorioso passato. Già, è proprio il caso  di sfatare la leggenda che al classico vede una serie di ragazze e ragazzi sgobboni e maldestri che vivono a Lucrezio e Platone e mal si ritrovano con in mano un pallone o su una pista d’atletica. Anche se le ore dedicate al culto del corpo sono ben poca cosa rispetto a quelle deputate ai così etichettati studi classici. Due sane ore di educazione fisica sono il giusto apporto di ossigeno alle affaticate meningi dei poveri studenti provati dalle ore di spiegazioni ed oppressi da intraducibili versioni. Qualcuno affermò “datemi una leva e solleverò il mondo”. Bene, senza esagerare, per molti allievi di questo liceo potrebbe valere il motto fatemi fare dello sport e vi dirò chi sono. Ora naturalmente non siamo all’ISEF, le palestre hanno sulle spalle anni e anni di duro servizio, gli spogliatoi a volte possono creare qualche imbarazzo – principalmente ai ragazzi, costretti a cambiarsi en plein air, le ragazze invece sono coperte da sguardi indiscreti – ma c’è da dire che il gruppo degli insegnanti si dà da fare per coinvolgere i ragazzi in svariate attività, anche extra scolastiche. È quasi più complicato e faticoso raggiungere un 10 pieno e sudatissimo in educazione fisica che in latino o greco. Ci si trova davanti a insospettabili imprese atletiche e poco simpatiche tavole di valutazione. Imparare una sfilza di aoristi non sarà né facile né piacevole ma imparare a saltare in lungo, con relativa insabbiatura, o ritrovarsi appesi ad una pertica senza sapere bene cosa fare crea non pochi problemi. Benché esista una diffusa tendenza, soprattutto tra le ragazze, a vivere di giustificazioni o estemporanee indisposizioni o, per lo più tra i ragazzi, a dimenticarsi maglietta e pantaloncini, e pur vivendo un po’ nell’ombra delle altre materie l’educazione fisica qui al Beccaria e’ comunque fonte di gioie e dolori, delusioni e soddisfazioni. Durante tutto l’anno si intrecciano tornei di basket, pallavolo, calcio, hockey. È diventata ormai una tradizione la giornata sportiva  di atletica leggera al campo XXV Aprile, tutta la giornata libera per quartini e quintini, circostanze un po’ meno favorevoli per i liceali. Come non parlare delle gare di sci e della straordinaria giornata sulla neve, dove sciatori provetti e non hanno la possibilità di scatenarsi sulle piste innevate in compagnia di tutti i docenti che si offrono volenterosi di accompagnarli, e non solo quelli di educazione fisica… Anzi! A tutto questo vanno aggiunte le gare di nuoto nella piscina del vicino istituto Leone XIII, già perché una piscina al Beccaria non si vedrà probabilmente mai a meno che un diluvio non allaghi i seminterrati come al solito! I migliori Beccarioti rappresentano fieramente la scuola in svariate specialità nei campionati provinciali, regionali e interscolastici; e se ai certamina c’è sempre qualche geniaccio che riesce ad imporsi, anche a livello sportivo il Beccaria ha le sue punte di diamante che entrano di diritto negli albi d’oro del liceo. Durante tutto l’anno nell’atrio e nelle due palestre, una maschile e una femminile( la promiscuità delle medie inferiori non è ben vista!), è un continuo susseguirsi di avvisi, classifiche, risultati ed informazioni sportive che culminano nelle premiazioni di fine anno scolastico in aula magna. Momento di impegno ma anche di svago e di divertimento, amate da alcuni, un po’ meno da altri, le ore di educazione fisica sono il giusto compenso per gli studenti di questo liceo classico che dopo ore spese sui libri hanno la possibilità di darsi da fare in discipline un po’ alternative e dimostrare tutto il loro valore anche quando non si tratta di Kant, letteratura greca o interminabili pagine di critica letteraria.