Relazioni partigiane tratte dall’Archivio Mario Flaim
Scritto da Prof. M. Parabiaghi il 6 settembre 2006 | Commenti disabilitatiI testi sono stati dunque selezionati per fornire un sussidio ed un sia pur limitato approfondimento al lettore del Diario Storico. Pur tutt’altro che esaustiva, questa piccola antologia intende presentare una coupure il più possibile fedele di quanto si svolse mezzo secolo addietro sulla riva nordorientale del Verbano e nelle valli che vi si affacciamo. Molti degli episodi cui i documenti si riferiscono sono stati di particolare rilievo per gli uomini della “Cesare Battisti”, della “Valgrande Martire”, della “Flaim”: il rastrellamento “Massacro”, gli sconfinamenti coatti in Svizzera, la grave crisi dell’ottobre-dicembre 1944, il massacro di Trarego, le incursioni negli stabilimenti industriali, l’attacco ad Intra sono rimasti, oltre che testimoniati dai documenti e dagli pochi superstiti , nel ricordo collettivo della gente del Verbano, che ancor oggi si riconosce nei valori di libertà e di democrazia sostenuti e difesi da quegli uomini. Un’ulteriore notazione, che ritengo fra le più significative, deve essere dedicata alla composizione ed alla conduzione della Divisione Alpina “Mario Flaim”. Essa – nata dalla fusione di una formazione garibaldina con una composta da volontari della più disparata fede politica – per libera e cosciente scelta dei suoi Comandanti e dei suoi componenti tutti, non fu legata ad una sola matrice politica: i superstiti si compiacciono tuttora di ricordare che le discussioni politiche erano molte, ed accese, ma venivano prontamente accantonate non appena era necessario entrare in azione. Forse proprio quelle animate diatribe hanno cementato tra questi uomini la stima e l’amicizia che neppure i cinquant’anni trascorsi hanno potuto scalfire. Segnalo infine che nei documenti, pur riprodotti in forma il più possibile fedele all’originale, si è scelto, per dare un minimo de uniformità formale, di sciogliere le abbreviazioni e di porre tra virgolette il nome delle formazioni sia partigiane, sia avversarie.
Mario Parabiaghi
Milano, 6 marzo 1995
DOCUMENTO 1
Fra i documenti contenuti nell’Archivio “Mario Flaim”, questo – redatto di pugno del Comandante “Selva” (Enzo Plazzotta) – è certamente uno dei primi sia per datazione, sia per interesse, riferendosi alle primissime fasi della lotta partigiana: il “giorno 11” dell’intestazione è infatti l’11 settembre 1943, come si evince facilmente dal confronto con alcuni brani delle diverse parti del Diario storico. In particolare nella prima parte del Diario storico della “Battisti” [nota 2] vengono ricordati gli iniziali contatti tra i militari fondatori della “Banda d’Azione” ed il Comitato di Liberazione Nazionale di Pinerolo, poi con quello di Verbania. Poco prima erano anche state indicate le prime incursioni in depositi militari vigilati da tedeschi per impadronirsi di armi ed attrezzature varie, in misura tale da poter armare i 120 uomini indicati dal documento in oggetto, cifra corrispondente a quella del Diario [nota 3]. Ancora nella prima parte del Diario storico “Battisti” gli ufficiali citati nel documento, Maggiore dei Bersaglieri Patruno e Capitano degli Alpini Matteis, sono ricordati come inviati del Comitato di Liberazione Nazionale di Pinerolo, ma l’ultima parte del documento in esame espone chiaramente le lamentele espresse dai componenti la Banda nei confronti del Comandante prescelto ed inviato dal Comitato stesso, il Maggiore Patruno appunto, che ancora dal Diario sappiamo essere in seguito passato al servizio della Repubblica Sociale Italiana, ottenendo il comando di un Deposito a Torino [nota 4]. Il Capitano Matteis (o forse De Matteis, come in un altro passo del Diario), pur esonerato dal comando, forse soltanto per essere diretto dipendente del Patruno, ha partecipato alla successiva attività della “Banda”, sino alla sua cattura da parte dei tedeschi [nota 5].
[Cart. I, 1, 3/13. Manoscritto, è vergato su tre fogli quadrettati, evidentemente tratti da un blocco note, delle dimensioni di mm. 290x210. È stato redatto utilizzando una penna stilografica ad inchiostro nero].
per opera diretta dei Sottotenenti Calzavara e Plazzotta
- Primi nei contatti diretti col Comitato.
- Primi rifornimenti con colpi di mano e carichi personali.
- Invito, da parte del Comitato, ad eleggere un Ufficiale Superiore quale Comandante unico della Valle.
- Invito, da parte dei sopradetti Ufficiali, rivolto al Maggiore Patruno.
- Conoscenza Capitano Matteis.
- Suo reclutamento uomini di passaggio.
- Primo colpo di mano per rifornimento di armi, munizioni e materiali per 120 uomini. Intervento nel colpo di 1 Sergente Maggiore ed 1 uomo – attualmente scomparso.
- Continuano i rifornimenti di materiali e viveri da parte degli uomini della Banda Sottotenente Calzavara.
- Conoscenza luoghi, persone e presa di contatto colle altre Valli.
- Ispezione informativa a Riaglietto da parte dei componenti di questo gruppo.
- Manutenzione armi, alimentazione viveri, conservazione materiali e viveri, organizzazione di due magazzini.
- Prelevamento e distribuzione giornaliera viveri a tutti gli uomini della Valle.
- Costituzione nuclei agguerriti, armati ed accentrati.
- Collegamento sorveglianza vie di accesso del Paese sempre relativamente ai mezzi e uomini disponibili.
- Nostra forza accertata e comandabile in qualsiasi momento – risultati controllabili.
- Quadrupedi, Fiat 1100, motocicletta Gilera, attualmente a nostra disposizione, raggruppate in seguito ad opera del dipendente Reparto. Da aggiungersi un Fiat 25.
- Dei 4 automezzi sottratti al nemico, tre distrutti da elementi irresponsabili ed uno efficiente consegnato al Comando.
- Giunti a questo stato di cose e riconoscono la necessità di un unico Comando per i collegamenti e col Comitato e alle organizzazioni laterali, si chiede venga eletto un capo il quale risponda pienamente alla nostra fiducia, ai nostri bisogni di solidarietà ed armonia, nelle cui mani consegnare i materiali a disposizione.
Tale persona dovrà essere eletta prescindendo dal grado rivestito, ma secondo la capacità e l’azione sinora dimostrata e riconosciuta.
La persona proposta ci lascia dubbiosi a causa dei seguenti fatti:
1°) Mai personalmente ha diretto né tampoco agito in qualsiasi azione.
2°) Gli uomini da lui inviati per compiti gravosi di fiducia si sono dimostrati il più delle volte passivi e talora sabotatori (tentata vendita coperte, come di cavallo, rifiuto di obbedienza nel servizio di guardia, assenteismo ingiustificato).
Scarsa comandabilità degli uomini suddetti per la loro tendenza a costituirsi in gruppi isolati e logicamente incontrollabili, presenti però al numero della razioni rancio.
3°) Trascurata o erronea preparazione spirituale degli uomini, i cui capi dichiarano non essere comandabili che da loro. Una delle ragioni per cui il lavoro – quasi tutto – è stato svolto sfruttando i nostri uomini.
4°) Da tenere presente – tra l’altro – la completa fiducia riposta dai firmatari in noi anche perché insieme partecipanti ai vari colpi. Vedi n. 1 – 2 – 5 – 7 – 9 conosciuti personalmente e frequentati in più riprese.
DOCUMENTO 2
In particolare sono riconoscibilissimi, e confrontabili con il Diario della “Battisti”, l’episodio della cattura all’Alpe di Biogna – e della successiva fucilazione – del Capo Plotone “Lupo” (Ausano Lupi) ed un successivo scontro a fuoco fra un gruppetto di partigiani in ritirata, guidati dal Comandante “Arca”, ed un distaccamento nemico, che il Diario riferisce essere di SS italiane [nota 6].
Accanto al valore della testimonianza, è da rilevare il sincero trasparire di forti sentimenti, dal rincrescimento per la mala sorte dei compagni al sollievo per aver scampato un grave pericolo, alla speranza di potersi presto riunire agli scampati per potere insieme lottare e perseguire il comune obiettivo.
[Cart. I,2,4b/1 Manoscritto, consiste in cinque fogli - vergati su entrambe le facciate - delle dimensioni di mm. 282*220. Per la redazione è stata usata una penna stilografica ad inchiostro nero].
Egregio signor Marco,
certamente questo scritto vi farà un poco meraviglia, ma le notizie che sotto vi elencherò vi faranno ritornare un poco anzi dico il normale vostro buon umore. Sganciatomi dall’attacco effettuato alla Tana con i seguenti camerati: Mosca, Renzo, Pignatta, Brambilla, Brambillino, Barbisa, Cucciolo, Sergio, Ghiffa, Achille e due nuovi arrivati, ci portammo sulla linea di ritirata dello Zeda; arrivati sul sentiero della Marona ci trovammo in difficoltà dello sganciamento essendo il sentiero sotto il tiro di una mitragliatrice pesante. Dietro ordine di Mosca, scendemmo a valle ove ci sono delle baite, indi per proseguire per un sentiero della lunghezza di circa 70 metri per portarci sempre sulla linea di ripiegamento. Pertanto partimmo nel seguente modo: Sergio e Ghiffa passarono senza alcuna difficoltà; Mosca ed Achille idem; io passai dopo circa 5 minuti inseguito costantemente dal tiro della mitragliatrice ma arrivai ugualmente illeso alla vetta. Appena arrivato lanciai il grido di richiamo senza avere pertanto risposta alcuna dei camerati passati precedentemente e rimasi in aspettativa che qualche altro compagno ripetesse l’impresa effettuata dai sopraelencati fratelli. Sotto il tiro preciso ed instancabile della mitraglia pesante passò solamente Renzo gli altri rimasero e purtroppo non so la fine che fecero; da notizie indi avute, Brambilla, Brambillino ed altri due rimasero sul terreno della lotta, ma non per essere pessimista ma per la critica partigiana, credo che anche gli altri abbiano fatto una triste fine. Dopo circa 5 ore di triste attesa, io e Renzo ci gettammo a valle, ossia in Valle credo Cannobina. È superfluo descrivere l’odissea di tale discesa effettuata su totali costoni rocciosi e i relativi capitomboli. Arrivati in vista di baite all’imbrunire, cautamente ci inoltrammo nelle medesime per poter ristorarci un pochino; alla nostra vista la signora si mise a piangere e ci implorò il nostro allontanamento per il precedente passaggio di circa 100 militi col compito dell’accerchiamento totale con la conquista della vetta Zeda. Per non far incorrere la medesima in punizioni che ben sapete da parte dei nostri illeali nemici, levammo subito il nostro disturbo e ci inoltrammo nel vicino bosco per il riposo notturno. All’inizio del bosco una elegante baita attirò la nostra attenzione e decidemmo senz’altro l’occupazione per la notte. Appena avvicinati una scarica di pallottole passò leggermente sulle nostre teste e noi retrocedemmo nel bosco. Verso le 3 un tremendo temporale ci raggiunse e decidemmo di recarci in baita. Alla mattina verso le ore 9 uno sternuto ci fece sobbalzare, indi un insistente bussare ci fece alzare entrambi di soprassalto imbracciando immediatamente le armi; non vi descrivo la mia meraviglia nell’aprire di vedere Gimmi tutto mimetizzato con frasche sulla testa. Non vi descrivo la gioia che provammo per il ricongiungimento di un altro membro della 3ª Squadra. Alla mattina partimmo per il ricongiungimento se fosse stato possibile con altri membri della banda. Dopo circa 5 ore di cammino sempre senza mangiare arrivammo in vista di baite. Appena lunato, verso le ore 23, una donna ci aprì e ci fece subito da mangiare, poi parlando del più e del meno, ci disse che nella baita vicina ci fossero altri 6 nostri compagni. Ci recammo di corsa e non descrivo la nostra gioia nel trovare Arca, Lupo, Ernesto, Pippo, P.M. e Felice. Dopo il racconto delle reciproche peripezie ci mettemmo a dormire. Per altri due giorni vivemmo alla macchia per i boschi, fino a quando un funesto incidente ci scoraggiò per una intera nottata. Ed ecco la causa dell’incidente: verso le ore 18 la fame ci tormentava, Lupo in condizioni di disperazione volle uscire dal bosco pur non avendo avuto l’ordine di tale manovra da parte di Arca; appena arrivato nelle adiacenze della baita, venne fatto prigioniero da circa una ventina di Tedeschi i quali lo portarono a Falmenta e stando alle notizie avute dalla gente delle predette baite alla mattina venne fucilato. Dopo un breve consiglio di tutti i rimasti della banda, decidemmo di rompere il blocco per passare in Valle Intrasca essendo la Valle Cannobina in stato di rastrellamento e molto pericolosa; così verso le ore 20 ci mettemmo in moto. Raggiunta una certa località di montagna, venimmo raggiunti da una tormente di acqua, tempesta e nebbia; vagammo per circa 2 ore alla cieca e quando, ormai scoraggiati per la non riuscita della missione per pura fatalità ci trovammo a circa una trentina di metri dal rifugio sulla strada ed essendo impossibile la discesa rapida verso le baite di Bionia decidemmo di proseguire sulla strada carrozzabile. Quando dopo circa 10 minuti di cammino guardingo ci venne chiesta la parola d’ordine da una sentinella, Arca camminando guardingo gli disse l’abituale parola d’ordine ed un urlo tremendo si elevò nella notte; ormai l’allarme era dato, una sparatoria tremenda lacerò il silenzio della notte, così ci dividemmo tutti quanti col pieno proposito di trovarci alle prime baite di Bionia. Raggiunta tale località io e Felice trovammo la località infestata da militi e pertanto ci gettammo a capofitto verso Piaggia. Anche tale località era controllata dai Tedeschi così rimanemmo per circa 6 ore in una baita mezzo diroccata. Verso le ore 14 uscendo per fare un bisogno vidi una fittissima colonna che si dirigeva verso Piaggia ed Intragna per il rastrellamento. Ci vestimmo in fretta e scendemmo verso Intragna. Alla periferia della predetta venni sconsigliato da varie persone di inoltrarmi per il paese essendo il medesimo sotto rastrellamento, ma sfinito per la fame e per l’umidità di tutti i vestiti che avevo addosso non accolsi nessuna proposta e da solo, perché Felice aveva paura, verso le ore 17 raggiunsi l’abitato della Sadin; così persi pure l’ultimo compagno che mi era rimasto. Ad ogni buon conto tutti quanti passammo in Valle Intrasca. Nella casa della Sadin mi rifocillai con un latte caldo e vestitomi con abiti borghesi levai il mio incomodo verso quella gente pieni di paura, ma sempre gentili verso i componenti della nostra idea. In quella località venni anche a conoscenza della partenza di Mosca per Milano. Pertanto il mio itinerario di partenza era per Intra per poi proseguire verso Milano. Passato per centinaia di posti di blocco della Milizia, raggiunsi prima Esio, indi Pian Nava per arrivare poi a Intra verso le ore 19. Per passare detti posti di blocco adottai tutta la mia diplomazia e quel poco sangue freddo rimastomi, arrivando al punto di farmi accompagnare da due di essi in servizio di ronda per le strade fino a quasi all’ultima tenda. Questa è tutta la mia odissea trascorsa. Non descrivo la mia gioia nel sapere voi salvo con altri componenti della famosa banda. Speranzoso di rivedervi presto vi prego di scusarmi per il mal scritto e nello stesso tempo di non maledirmi per la lunghezza di tale resoconto, anzi vi sarà gradito per le discrete novità registrate in esso. Salutate da parte mia tutti i compagni e teniamoci più uniti possibile per una presta riscossa senza pietà alcuna verso gli eterni nemici avendo fino ad ora fucilato la bellezza di quasi 100 persone. Il famoso dottore requisito da noi, ormai libero, brilla per la sua premura di vendetta, non pensando che domani la faccenda si capovolgerà e la vendetta cadrà sul loro capo adottando i loro medesimi metodi.
Vi giungano i miei migliori saluti unitamente ad una infinità di auguri.
Affezionatissimo
Paolo
Altra umanissima testimonianza di un momento tragico nelle vicende della Resistenza ossolana e verbanese, il documento in oggetto è un vero e proprio piccolo dossier riguardante il Comandante di Plotone “Bepi” (Sergente Maggiore Giuseppe Nuzzi) [nota 7], che dal campo di internamento di Mürren, in Svizzera, espone le proprie ragioni di fronte all’accusa di aver abbandonata intatta in mano al nemico una mitragliera da 20 mm., arma che anche da altri documenti appare particolarmente preziosa ed apprezzata dai resistenti. L’episodio risale al 12 ottobre 1944 [nota 8], quando un attacco tedesco sfalda la linea di difesa costituita e costringe la quasi totalità dei Partigiani della zona a sconfinare in Svizzera. Molti di costoro non potranno (alcuni non vorranno) rientrare in Italia che alla fine del conflitto, come del resto evidenzia con chiarezza la data dei documenti. “Bepi”, che tra l’altro pare non fosse in alcun modo responsabile dell’episodio addebitatogli [nota 9], si sforza di mostrare che non ha scientemente abbandonato né l’arma né tanto meno i serventi ad essa addetti, tentando anzi più volte di operare nel migliore dei modi al fine di contrastare il nemico, e sempre attenendosi agli ordini dei suoi diretti superiori. Si è scelto di pubblicare il testo di entrambe le redazioni della memoria difensiva di “Bepi” proprio per mettere in rilievo lo sforzo di giustificare il proprio operato, che emerge da differenze poco percettibili, ma significative, come la comparsa o scomparsa della descrizione di particolari marginali, l’incertezza nelle denominazioni toponomastiche (Finero / Finnero; Lec / Lech) o nell’identificazione di eventuali testimoni a discarico (doppio scambio fra “Nino” e “Nemo”), del resto giustificabile anche per il discreto lasso di tempo intercorso.
[Cart. VI,1,10/5 Il documento è in realtà formato da un fascicolo che riunisce tre distinti testi dattiloscritti, tutti copie a carta carbone. (A) è stato redatto su tre fogli delle dimensioni di cm. 23 * 29,3; (B) sulle due facciate di un solo foglio, (C) su di una sola facciata di quattro fogli, tutti delle dimensioni di mm. 29,7*210. Nessun foglio reca firme manoscritte, le notazioni a penna sono indicate nel testo].
nella zona del passo di Biogna (Premeno – Intra)
[redazione preliminare - N.d.R.]
Mürren li 9 aprile 1945
Pochi minuti prima che iniziasse l’attacco fascista a Sella di Biogna, vidi venire verso la mitragliera da 20 mm. (che era appoggiata al 1° tornante della strada che dalla Sella di Biogna porta a Pian Vadà) il capitano NEMO con una vetturetta Topolino: si fermò a pochi metri dalla mitragliera per un arresto al motore dovuto all’eccessivo sforzo della salita. Proprio in quel momento ci fu un’improvvisa schiarita nel fittissimo strato di nubi che ci circondava e riuscii a scorgere una lunga fila di truppe fasciste che si stendeva, da quanto ho potuto vedere io, da buona parte dei Piani di Biogna alla strada militare. Avvertii immediatamente il Capitano Nemo il quale, rimessa in moto la macchina, oltrepassò di pochi metri la mitragliera fermandosi subito dopo il gomito stradale, disse di spostare immediatamente l’arma più in alto, che gli attaccanti erano provvisti di un carro armato, e si diresse immediatamente verso la stradale verso l’alto. (Da notarsi che la postazione della mitragliera era l’ultima dello schieramento e che quindi, se egli si dirigeva verso l’alto, non poteva essere altro che per cercare il posto adatto per la nuova postazione; così pensai io e qualsiasi altro in quelle condizioni non avrebbe potuto pensare altrimenti). La mitragliera intanto era già stata mossa. Era intanto iniziato il fuoco che, sebbene abbastanza intenso, non era molto pericoloso date le condizioni proibitive di visibilità dovute, come già dissi, alla fittissima nebbia che imperversava dalla sera del giorno prima. Visto ciò, corsi nella baracca, presi lo zaino, lo buttai a pochi metri dalla macchina per poterlo riprendere al ritorno, sparai un paio di colpi alla cieca e corsi dietro al Capitano dicendo d’attendermi. Prima di giungere al successivo gomito stradale, il Capitano Nemo si voltò e disse di sospendere per il momento lo spostamento ed anzi sparare qualche colpo; si diresse poi ad una specie di camminamento che, dal secondo tornante, taglia la cresta e dà sulla opposta costa: lo seguii. Appena fummo al di là vedendolo addentrarsi nel boschetto che inizia a pochi metri dal crinale del costone, gli feci presente che, secondo me, (non avevo una cognizione esatta di quella montagna essendoci stato una volta sola e per il sentiero normale) da lì non si poteva andare verso il Vadà ovverossia ci si sarebbe anche potuti andare, ma facendo un lungo giro. Vedendo che i reparti sottostanti ripiegavano in disordine, mi [aggiunto a penna - N.d.R.] rispose che ormai non c’era più nulla da fare, di andare sulla cresta, di dire agli uomini di gettare la mitragliera dalla scarpata e, da parte mia, di stare bene attento che la cresta doveva essere molto battuta (la cortina di nebbia aveva spessissime chiarite in cresta per il flusso e riflusso delle nubi mentre la costa verso la Valle Intragna era sempre immersa nella nebbia). Eseguii l’ordine e difatti, appena giunto sul dorsale, violentissime scariche di mitragliatrice mi investirono rendendomi impossibile fare anche solo pochi passi per avvicinarmi di più, o per ritornare addirittura all’arma come era mia intenzione. (Le scariche sono quasi certo venissero dalle prime propaggini del Monte Bavarione e probabilmente per impedire che i nostri uomini riuscissero a ripiegare buttandosi nel versante di Falmenta: non potrei indicare con esattezza la dislocazione delle armi avversarie dato il forte rimbombo dei colpi fra le pareti della montagna). Mi rifugiai fra due sassi abbastanza grossi e da lì incominciai a chiamare. In un primo momento nessuno rispose ed udii dei colpi di mitragliera che credetti fossero della nostra (come già dissi, per il ripercuotersi del suono nella vallata, anche un colpo lontano sembrava vicinissimo e la nebbia impediva l’orientamento esatto: solo molti giorni dopo seppi che i colpi di mitragliera da me uditi non provenivano dalla nostra, ma bensì da quella di cui era armato il carro avversario: da una scheggia di quei proiettili fu anzi ferito ad una caviglia il Caposquadra Cicetto, uno dei due fratelli veneti che facevano parte della nostra formazione). Continuai a chiamare e finalmente mi fu risposto: io credetti fosse uno dei miei uomini (probabilmente invece a rispondere fu qualcun altro che già ripiegava). Trasmisi l’ordine e, persuaso che gli uomini avessero sentito, attraversai di nuovo la cresta di corsa (nel correre curvo inciampai nella lunga mantella tedesca che si ruppe e lasciai sul posto, perché il tiro delle mitragliatrici fasciste, molto nutrito, tendeva a colpirmi e quindi la minima esitazione o perdita di tempo poteva essermi fatale). Raggiunsi il Capitano Nemo a metà strada circa dalle prime baite che si incontrano sul sentiero che parte poco sopra Sella di Biogna e taglia quasi parallelamente la costa del Monte Vadà e che poco dopo le suddette baite si collega con la mulattiera che porta a Croalla o, attraverso il Ponte di Baro, a Falmenta. Arrivati alle baite, chiesi al Capitano Nemo di poter andare a Pian Vadà con una pattuglia per poter rintracciare la Squadra della mitragliera che là doveva trovarsi se avesse eseguito il mio ordine già precedentemente impartito in caso di ripiegamento, ordine che a mia volta ricevetti dal Comando di Battaglione con le disposizioni per un eventuale ripiegamento del Battaglione sulla linea del Vadà dove invece andò solo la Squadra in questione. Mi fu risposto che ormai era troppo tardi perché nella suddetta località dovevano già esserci i fascisti. Testimone di ciò può essere il Tenente Fede, Aiutante Maggiore del mio Battaglione. La mia Squadra della mitragliatrice Breda 37 (Sergente Bruno) che difendeva il paese di Biogna la trovai alle baite summenzionate: ivi trovai anche il Tenente Fede ed il Capitano Selva mio Comandante di Battaglione con una cinquantina di uomini circa che avevano già da tempo ripiegato. Scendemmo verso il Ponte di Baro per tentare di raggiungere Finnero. Fu mandata avanti una pattuglia per assicurarsi il ponte fosse sgombro: difatti lo era, ma il fatto che Falmenta sembrava già occupata dai Tedeschi rese perplessi i due Comandanti di Battaglione se attraversare o meno il ponte che nel frattempo poteva essere raggiunto e presidiato dalla truppa avversaria. Si scorrazzò per le montagne tutta la notte per trovare una possibile via d’uscita evitando la cima del monte Vadà. Alle ore cinque del mattino io ed il Tenente Vargas decidemmo di arrischiare il tutto per il tutto, previa autorizzazione dei Capitani Selva e Nemo, e di raggiungere il Comandante Arca a Finnero. Oltrepassammo difatti il ponte, che non era affatto presidiato, scavalcammo la montagna ed alle nove circa eravamo al Comando di Brigata che rendemmo edotto della situazione. Andai immediatamente a dormire (mi reggevo a malapena in piedi, dato che da cinque notti circa non avevo riposato causa, in un primo tempo, gli urgenti trasporti, essendo praticamente io il solo che potessi portare il motocarro su per le strade, ed in un secondo tempo per l’azione) ed alle quattordici circa fui nuovamente svegliato, ché i fascisti stavano premendo le nostre difese sul costone della galleria di Finnero e dovevo quindi approntare una difesa arretrata di quella località. In seguito tutti ripiegarono eccetto il Comandante Arca, il Capitano Nino [sta probabilmente per Nemo - N.d.R.], il Tenente Vargas e due uomini con un fucile mitragliatore Otkis [errata grafia per Hotchkiss - N.d.R.] per incutere eventualmente agli attaccanti, nel caso volessero attaccare Finnero prima di notte, il timore ci fosse ancora una linea di difesa: mi offersi di rimanere con loro. Alle ore diciotto circa, un plotone fascista sceso dal monte Gridone, sopra Pian di Sale, dal soprastante costone ci aperse il fuoco alle spalle. Non ci rimase altro da fare che correre alle macchine, che si trovavano a Pian di Sale (noi eravamo alla Chiesetta), ripiegare su Malesco, indi ai Bagni di Craveggia. Di là, al comando della Squadra del Sergente Maggiore Titta e qualche altro uomo aggiunto, fu inviata all’Alpe Lec (!). Il giorno dopo, avanzando i fascisti verso Santa Maria, ebbi ordine di raggiungere il Comandante Arca a Druogno. Ebbi la strada tagliata dalle colonne avanzanti e salimmo a Piana di Vocogno, dove pernottammo, per raggiungere Druogno dall’altra vallata. Al momento di metterci in marcia sapemmo che anche Druogno era occupato. Raggiungemmo dopo lunga marcia la diga di Larecchio per poterci unire ai nostri almeno a Domodossola: anche Domodossola era stata occupata la sera prima dalle truppe avanzanti lungo la valle del Toce. Non ci rimase altro che raggiungere nuovamente Bagni di Craveggia dove assieme al Capitano Nemo ed al Tenente Vargas cercai di dissuadere gli uomini, stanchi e demoralizzati, ad entrare in Svizzera e riuscimmo a trattenere una trentina di uomini disposti a fare tutto il possibile prima di sconfinare. Il Comandante Arca era alla stazione d’arrivo della teleferica ed avevamo già iniziato le corvée viveri dalla stazione alle baite dove eravamo alloggiati, site poco sopra il cosiddetto Baitone Svizzero. Venne l’attacco su Bagni di Craveggia ed essendo la nostra situazione impossibile a sostenersi, dovemmo necessariamente sconfinare.
In fede
BEPI
(Nuzzi Giuseppe)
3 B
Mürren li 9 aprile 1945
delegazione di
Con riferimento agli ordini di rientro ricevuti dal Comando Brigata Alpina “Cesare Battisti” di cui vi allego copia ed in ottemperanza alle precise disposizioni che vietano qualsiasi rientro in Italia senza l’autorizzazione di codesto Delegato Militare mi metto a Vostra disposizione per tutti gli accertamenti del caso e vi allego una mia relazione del come si sono svolti gli avvenimenti. Avendo aderito al Reparto costituitosi a Mürren, desidererei sapere con la massima sollecitudine se, in caso di uscita di detto reparto, posso seguire le sue sorti o se invece debba rimanere a disposizione di codesto Delegato Militare per un eventuale rientro alla Brigata “Cesare Battisti” per un completo chiarimento della mia situazione. Faccio inoltre presente che dal 1940 ho prestato continuo servizio in reparti in Zona Operativa, sono stato decorato al Valor Militare (Fronte Greco gennaio 1941) e mai sono stato tacciato di vigliaccheria anzi, sempre tenuto in considerazione dai miei comandanti. Mia moglie ed i miei famigliari tutti sono sempre stati orgogliosi della mia condizione di partigiano e non sarebbe giusto ora che, causa un malinteso, debba vergognarmi dinanzi a loro o debbano vergognarsi del mio ricordo. Dal 13 settembre 1943 alla metà dicembre dello stesso anno ho fatto parte della 1ª Brigata “Garibaldi” nel Battaglione Friuli, operante nelle montagne del Friuli tra Cividale e Tarcento (Comandante Rico – Commissario Politico Guerra). Verso la metà del dicembre 1943, scioltosi il reparto in seguito a forti azioni di rastrellamento da parte di truppe Croate, Tedesche, Mongole e Cosacche, raggiunsi mia moglie a Como. Rimasi in casa sino ai primi di maggio 1944 quando, dopo inutili tentativi di mettermi in contatto con qualche formazione partigiana e, trovandomi in zona da me non conosciuta, fui costretto a presentarmi al distretto di Como, da dove venni inviato per prestare servizio alla caserma Passalacqua in Novara ed in approntamento per la Germania. Avute finalmente notizie precise sulla dislocazione di formazioni partigiane, riuscii a raggiungere la formazione del Comandante Arca a cui fui ammesso dopo aver appurato la mia posizione. Prego quindi voler prendere nella giusta considerazione questa mia e voler fare gli accertamenti del caso con la massima cura. Mi si diano ordini in merito e li eseguirò.
Viva l’Italia
B E P I
nella zona del passo di Biogna (Premeno – Intra)
[redazione definitiva - N.d.R.]
Mürren li 9 aprile 1945
Quanto possono imputarmi gli uomini in seguito ai combattimenti avvenuti nell’ottobre 1944 è dovuto al malinteso che cercherò di chiarire nel migliore dei modi. Pochi minuti prima che iniziasse l’attacco fascista a Sella di Biogna, vidi venire verso la mitragliera da 20 mm. (che era appoggiata al 1° tornante della strada che dalla Sella di Biogna porta a Pian Vadà) il capitano Nemo con una vetturetta Topolino: si fermò a pochi metri dalla mitragliera per un arresto al motore dovuto all’eccessivo sforzo della salita. Proprio in quel momento ci fu una improvvisa schiarita nel fittissimo strato di nubi che ci circondava e riuscii a scorgere una lunga fila di truppe fasciste che si stendeva, da quanto ho potuto vedere io, da buona parte dei Piani di Biogna alla strada militare. Avvertii immediatamente il Capitano Nemo il quale, rimessa in moto la macchina, oltrepassò di pochi metri la mitragliera fermandosi subito dopo il gomito stradale, disse di spostare immediatamente l’arma più in alto, che gli attaccanti erano provvisti di un carro armato, e si diresse immediatamente verso la stradale verso l’alto. (Da notarsi che la postazione della mitragliera era l’ultima dello schieramento e che quindi, se egli si dirigeva verso l’alto, non poteva essere altro che per cercare il posto adatto per la nuova postazione (così pensai io e qualsiasi altro, in quelle condizioni, non avrebbe potuto pensare altrimenti). La mitragliera intanto era già stata mossa.) Era intanto iniziato il fuoco che, sebbene abbastanza intenso, non era molto pericoloso date le condizioni proibitive di visibilità dovute, come già dissi, alla fittissima nebbia che imperversava dalla sera del giorno prima. Visto ciò, corsi nella baracca, presi lo zaino, lo buttai a pochi metri dalla macchina, sparai un paio di colpi alla cieca e corsi dietro al Capitano dicendo d’attendermi. Prima di giungere al successivo gomito stradale, il Capitano Nemo si voltò e disse di sospendere per il momento lo spostamento ed anzi sparare qualche colpo: si diresse poi ad una specie di camminamento che, dal secondo tornante, taglia la cresta e dà sulla opposta costa: lo seguii. Appena fummo al di là vedendolo addentrarsi nel boschetto che inizia a pochi metri dal crinale del costone, gli feci presente che, secondo me, (non avevo una cognizione esatta di quella montagna essendoci stato una volta sola e per il sentiero normale) da lì non si poteva andare verso il Vadà ovverossia ci si sarebbe anche potuti andare, ma facendo un lungo giro. Mi rispose che ormai non c’era più nulla da fare, di andare sulla cresta, di dire agli uomini di gettare la mitragliera dalla scarpata e, da parte mia, di stare bene attento che la cresta doveva essere molto battuta (la cortina di nebbia aveva spessissime schiarite in cresta per il flusso e riflusso delle nubi mentre la costa verso la Valle Intragna era sempre immersa nella nebbia). Eseguii l’ordine e difatti, appena giunto sul dorsale, violentissime scariche di mitragliatrice m’investirono rendendomi impossibile fare anche solo pochi passi per avvicinarmi di più, o per ritornare addirittura all’arma come era mia intenzione. (Le scariche sono quasi certo venissero dalle prime propaggini del Monte Bavarione e probabilmente per impedire che i nostri uomini riuscissero a ripiegare buttandosi nel versante di Falmenta: non potrei indicare con esattezza la dislocazione delle armi avversarie dato il forte rimbombo dei colpi fra le pareti della montagna). Mi rifugiai fra due sassi abbastanza grossi e da lì incominciai a chiamare. In un primo momento nessuno rispose ed udii dei colpi di mitragliera che credetti fossero della nostra (come già dissi, per il ripercuotersi del suono nella vallata, anche un colpo lontano sembrava vicinissimo e la nebbia, per uno che non fosse pratico, impediva l’orientamento esatto): continuai a chiamare e finalmente mi fu risposto ed io credetti fosse uno dei miei uomini. Trasmisi l’ordine e, persuaso che gli uomini avessero sentito, attraversai di nuovo la cresta di corsa (nel correre curvo inciampai nella lunga mantella tedesca che si ruppe e lasciai sul posto
1°: perché aveva un grande squarcio
2°: perché il tiro delle mitragliatrici fasciste tendeva a colpirmi e quindi la minima esitazione o perdita di tempo poteva essermi fatale).
Raggiunsi il Capitano Nemo a metà strada circa dalle prime baite che si incontrano sul sentiero che parte poco sopra Sella di Biogna e taglia quasi parallelamente la costa del Monte Vadà e che poco dopo le suddette baite si collega con la mulattiera che porta a Croalla o, attraverso il Ponte di Baro, a Falmenta. Arrivati alle baite, chiesi al Capitano Nemo di poter andare a Pian Vadà con una pattuglia per poter rintracciare la Squadra della mitragliera che là doveva trovarsi se avesse eseguito il mio ordine già precedentemente impartito in caso di ripiegamento, ordine che a mia volta ricevetti dal Comando di Battaglione con le disposizioni per un eventuale ripiegamento del Battaglione sulla linea del Vadà dove invece andò solo la Squadra in questione. Mi fu risposto che ormai era troppo tardi perché nella suddetta località dovevano già esserci i fascisti. Testimone di ciò può essere il Tenente Fede, Aiutante Maggiore del mio Battaglione. La mia Squadra della mitragliatrice Breda 37 (Sergente Bruno) che difendeva il paese di Biogna, la trovai alle baite summenzionate: ivi trovai anche il Tenente Fede ed il Capitano Selva mio Comandante di Battaglione. Scendemmo verso il Ponte di Baro per tentare di raggiungere Finero. Fu mandata avanti una pattuglia per assicurarsi il ponte fosse sgombro: difatti lo era, ma il fatto che Falmenta sembrava già occupata dai Tedeschi rese perplessi i due Comandanti di Battaglione se attraversare o meno il ponte che nel frattempo poteva essere raggiunto e presidiato dalla truppa avversaria. Si scorrazzò per le montagne tutta la notte per trovare una possibile via d’uscita evitando la cima del monte Vadà. Alle ore cinque del mattino io ed il Tenente Vargas decidemmo di arrischiare il tutto per il tutto, previa autorizzazione dei Capitani Selva e Nemo, e di raggiungere il Comandante Arca a Finero. Difatti oltrepassammo il ponte, che non era affatto presidiato, scavalcammo la montagna ed alle 9 circa eravamo al Comando di Brigata che rendemmo edotto della situazione. Andai immediatamente a dormire (mi reggevo a malapena in piedi, dato che da 5 notti circa non avevo riposato causa, in un primo tempo gli urgenti trasporti essendo praticamente io il solo che potessi portare il motocarro su per le strade, ed in un secondo tempo per l’azione) ed alle 14 circa fui nuovamente svegliato, ché i fascisti stavano premendo le nostre difese sul costone della galleria e dovevo quindi approntare una difesa arretrata di Finero. In seguito tutti ripiegarono eccetto il Comandante Arca, il Capitano Nino, il Tenente Vargas e due uomini con un fucile mitragliatore Otkis [errata grafia per Hotchkiss - N.d.R.] per incutere eventualmente agli attaccanti, nel caso volessero attaccare Finero prima di notte, il timore ci fosse ancora una linea di difesa: mi offersi di rimanere con loro. Alle ore 18 circa, un plotone fascista sceso dal monte Gridone sopra Pian di Sale dal soprastante costone ci aperse il fuoco alle spalle. Non ci rimase altro da fare che correre alle macchine, che si trovavano a Pian di Sale (noi eravamo alla Chiesetta), ripiegare su Malesco, indi ai Bagni di Craveggia. Di là, al comando della Squadra del Sergente Maggiore Titta e qualche altro uomo aggiunto, fu inviata all’Alpe Loch (?). Il giorno dopo, avanzando i fascisti verso Santa Maria, ebbi ordine di raggiungere il Comandante Arca a Druogno. Ebbi la strada tagliata dalle colonne avanzanti e salimmo a Piana di Vocogno, dove pernottammo, per raggiungere Druogno dall’altra vallata. Al momento di metterci in marcia sapemmo che anche Druogno era occupato. Raggiungemmo dopo lunga marcia la diga di Larecchio per poterci unire ai nostri almeno a Domodossola: anche Domodossola era stata occupata la sera prima. Non ci rimase altro che raggiungere nuovamente Bagni di Craveggia dove assieme al Capitano Nino [sta probabilmente per Nemo - N.d.R.] ed al Tenente Vargas cercai di dissuadere gli uomini ad entrare in Svizzera e riuscimmo a trattenere un gruppo di una trentina di uomini disposti a fare tutto il possibile prima di sconfinare. Venne l’attacco su Bagni di Craveggia ed essendo la nostra situazione impossibile a sostenersi, dovemmo necessariamente sconfinare. Questa è la verità e credo che riuscendo ad appurare la veridicità di quanto da me dichiarato, gli uomini della mitragliera dovrebbero ricredersi ed il mio nome, dopo quasi un anno di azione nella resistenza ne uscirebbe di certo senza macchia alcuna.
In fede
BEPI
(Nuzzi Giuseppe)
DOCUMENTO 4
Questo documento, apparentemente soltanto uno dei numerosissimi rapporti sulla consistenza di forze, armamenti e materiale vario presenti nell’”Archivio Flaim”, è tuttavia particolarmente significativo, perché permette di constatare materialmente la scarsità di armamenti – e soprattutto di munizionamento – a disposizione dei resistenti dopo la rioccupazione dell’Ossola da parte delle forze nazi-fasciste nell’ottobre 1944. Si è inoltre ritenuto opportuno inserirlo in questa raccolta in quanto è sicuramente una delle fonti del Diario storico della “Cesare Battisti”, riprodotta fedelmente all’altezza del 6 dicembre 1944. Proprio il confronto fra questi dati e quelli riportati per il mese di settembre dallo stesso Diario storico, e riferiti alla Divisione “Piave”, mette in evidenza il momento di grave crisi attraversato dalle formazioni partigiane della Zona, solo in parte lenito da qualche limitato apporto di materiale giunto a mezzo di aviolanci alleati [nota 10].
[Cart. I,2,10 d/2 Copia dattiloscritta a carta carbone blu, è redatta su foglio di mm. 280*220. Nell’angolo superiore destro reca, a matita nera, la data 13-12-44].
Oggetto:
Relazione e dati di forze della Brigata “Cesare Battisti”
[data presumibile 6 dicembre 1944 - N.d.R.]
Forze in uomini inquadrati per un totale di 5 (cinque) Squadre in zona.
Forze in uomini non inquadrati per un totale di 52 (cinquantadue) elementi i quali armati e sussidiati sono sparsi nella zona in seguito alle difficoltà di vettovagliamento regolare per la formazione.
Forze in uomini della formazione rifugiati in Svizzera per un totale di 150 (centocinquanta) uomini.
Esistenza attuale armi:
| Mitragliera 20 mm. I.F. | 1/400 |
| Mitragliatrici 12,7 mm. I.F. | 3/2500 |
| Mitragliatrice Breda 37 | 1/1500 |
| Mitragliatrice Fiat 35 | 1/1500 |
| Fucili Mitragliatori Hotckiss [errata grafia per Hotchkiss - N.d.R.] | 9/10000 |
| Fucili Mitragliatori Breda 30 | 5/5000 |
| Fucili Mitragliatori Bren | 2/2500 |
| Mitra Beretta, Sten, Hispano Suisse [verosimilmente Suiza - N.d.R.] | 21/4200 |
| Fucili Mauser | 16/3500 |
| Fucili e Moschetti 91 | 80/6000 |
| Bombe a mano SIPE Tedesche Italiane | 200 |
DOCUMENTO 5
La relazione qui pubblicata testimonia un momento per diversi aspetti decisivo per le forze partigiane del Verbano.
Datata 27 dicembre 1944, è tratta dal materiale d’archivio della Brigata “Valgrande Martire”. Testimonia anzitutto l’incontro avvenuto a Lugano di alcuni esponenti di spicco dei Comandi di questa Brigata (“Mario” Muneghina e “Pippo” Coppo), e della Brigata “Cesare Battisti”, con i componenti del Comitato di Liberazione Nazionale ed in particolare con i rappresentanti dei Partiti Comunista e Socialista. Almeno stando alla lettera dello scritto, le trattative sembrano voler preludere ad un assorbimento tout court della “Battisti” nelle file delle forze garibaldine, legate al Partito Comunista, a seguito di accordi solo formalmente diversi ed incentrati sulla costituzione di una formazione “Matteotti”, di ispirazione socialista; tutto ciò non accadrà, ed anzi le due Brigate saranno destinate a fondersi in una Divisione, la “Mario Flaim”, per nulla riconducibile ad una conduzione ideologizzata, sempre esclusivamente preoccupata della conduzione comune di operazioni contro i nazi-fascisti. Vengono contattati singolarmente altri personaggi, alcuni di spicco, come “Joe”, Delegato Militare del Comando Generale Italia Occupata (il cui nome viene storpiato da Bacciagaluppi in Baccicalupo), ed altri di ben diversa tempra, come l’ex componente della Giunta ossolana professor Tibaldi, che viene descritto come immerso in sterili attività autocelebrative. Inoltre si parla con puntualità di contatti con i rappresentanti degli Alleati, che appaiono diversamente disposti ad aiutare la lotta partigiana in questa zona [nota 11]. I contenuti della relazione corrispondono a quanto riportato in diversi passi del Diario storico sia delle sezioni “Cesare Battisti” e “Valgrande Martire”, sia della Divisione “Mario Flaim” [nota 12].
[Cart. V,2,2a/6 Copia dattiloscritta a carta carbone nera su facciate singole di cinque fogli delle dimensioni di mm. 280*220. Reca il timbro tondo
2ª DIV. D’ASSALTO "GARIBALDI"
- COMANDO -
ed il timbro lineare
nonché una data manoscritta a penna 27.12.44. Altre notazioni a penna sono segnalate nel testo].
Relazione viaggio in Svizzera
Situazione Settore Verbano.
La situazione da noi trovata nel settore Verbanese è la seguente:
Forze della “Valdossola” – qualche sbandato.
Forze della “Piave”: Arca, il Tenente Franco ed una trentina di uomini disarmati da Arca che aveva fatto nascondere le armi, in tutto il settore.
Forze dell’85ª: Una sessantina di uomini tra cui 12 Georgiani. Molto entusiasmo e mordente notevole.
Questo Comando ha subito iniziato un buon lavoro di proselitismo tra gli uomini di Arca riuscendo pienamente nell’intento di farli ragionare e fraternizzare coi nostri e far loro comprendere che non dovevano cedere allo spirito attesista, ma emulare i Garibaldini quasi costantemente in azione.
È necessario premettere che le formazioni Garibaldine non godevano in questo settore di una grande popolarità per le seguenti ragioni:
1° – Il Comandante Andrea, a capo di una banda di una trentina di uomini aveva nel luglio 1944 terrorizzata la Zona sotto veste Garibaldina facendosi chiamare “Banda Comunista”. Fu fatto fucilare dal Comandante Mario in località Villa Cavallotti, dopo regolare processo, imputato di viltà di fronte al nemico, oltre che di una lunga serie di altri reati.
2° – In Miazzina, subito dopo il rastrellamento di giugno, un gruppetto di partigiani sbandati si dette a veri e propri atti di banditismo, denominandosi garibaldini.
3° – Arrivato il Capitano Galli, questi non seppe e forse non poté subito stroncare l’attività del gruppetto di cui sopra, ma volle disciplinarlo incamerandolo nel proprio Battaglione, ciò che provocò malumore presso la popolazione civile.
Inoltre il Capitano Galli non gode affatto di popolarità nella zona perché eccessivamente duro e di scarso tatto.
4° – Le deficienze di cui sopra furono oggetto di attiva e facile propaganda, sia dei nostri naturali avversari sia della formazione “Piave” che, esagerando le cose, gettarono discredito sui Garibaldini.
5° – L’attività continua dei Garibaldini dell’85ª provocarono ritorsioni attacchi e rappresaglie in Zona per cui, naturalmente, la popolazione civile ebbe a soffrirne il danno.
Arca, viceversa apprezzato dai suoi uomini (è personalmente uomo di coraggio), gode di una grande popolarità nel Verbanese. Tra l’altro apprezza il Comandante Mario ed è apprezzato dallo stesso per quel che vale.
Dopo vari colloqui con Arca, Romolo, Leo e Franco (quest’ultimi tre ufficiali di Arca), si presero i seguenti accordi di massima.
Fusione e trasformazione della Brigata “Cesare Battisti” in Brigata Garibaldina. Il Comandante Arca veniva nominato Capo di Stato Maggiore della IIª Divisione e si occupava specialmente del settore Verbanese.
Il Comandante Arca accettando di massima tale soluzione, la condizionava all’approvazione degli Alleati che secondo lui, osteggiando palesemente le Formazioni Garibaldine tacciandole di Comuniste. Tanto il Comandante Pippo che il Comandante Mario accettarono la proposta di Arca di portarsi in Svizzera per convincere gli alleati che la soluzione era favorevole all’andamento della lotta partigiana in quel settore e che le formazioni Garibaldine non erano affatto formazioni Comuniste.
Mario e Pippo si portarono quindi a Lugano dove ebbero una serie di colloqui col locale Comitato di Liberazione Nazionale, con elementi del Partito Comunista (Ferro, Massarenti e Meo), col Delegato Militare Joe (Baccicalupo) del Comando Generale, con elementi del Partito Socialista a Lugano (Luzzato, Federici, Vigorelli, ecc.) con elementi dell’ex Giunta di Domodossola (Professor Tibaldi) col Console Inglese e col Console Americano a Lugano.
A Lugano trovarono Carletto ex Comandante della “Piave”, il Capitano Nemo, il Tenente Marco ed il Tenente Peppo tutti Ufficiali della “Piave”; nonché Redi ufficiale della “Valdossola”.
Mentre, ancora in Italia, si discuteva con Arca e si arrivava al progetto di fusione, gli ufficiali di Arca in Svizzera, allettati da generose offerte di aiuti alleati e del Partito Socialista, erano propensi alla Costituzione di una Brigata “Matteotti”, particolarmente caldeggiata da Federici e da Luzzato membro del Partito Socialista nel Comitato di Liberazione Nazionale di Lugano.
Arca purtroppo fu arrestato quando si trattava di arrivare ad un compromesso di questo genere.
a) Fusione effettiva ma non formale; formalmente vi sarebbe stata in zona una Formazione “Matteotti” e le Brigate “Garibaldi”, il tutto però sotto un Comando Unico di Settore comprendente la Zona: Passo San Giacomo – Pallanza – Valmara – Confine Italo-Svizzero – Passo San Giacomo, unificazione di Intendenze nei 4 settori (armi e munizioni – viveri – fondi – abbigliamento).
Unificazione del Servizio Informazioni Polizia e dell’Agit-Prop e dell’Ufficio Operazioni [aggiunto a penna - N.d.R.].
Il Comando verrebbe così costituito:
| Comandante uno della “Matteotti” (designato Arca) | Commissario un Garibaldino
(da designare) |
|||
| Vicecomandante un garibaldino
(da designare) |
Vicecommissario uno della “Matteotti”
(da designare) |
|||
| Capo di Stato Maggiore | ||||
| Capo ufficio
Operazioni |
Capo Servizio
Informazioni Polizia |
Capo
intendenza |
Capo
Agitatori-Propagandisti |
|
Pei posti di Capo di Stato Maggiore, Ufficio Operazioni, Intendenza, Servizio Informazioni e Polizia, Agitatori-Propagandisti sarebbero designati Ufficiali, scelti tra le due Formazioni.
b) I rapporti di forza sarebbero mantenuti nei limiti di una Brigata “Matteotti” contro due Brigate Garibaldine.
c) Il Comando di Settore, agli ordini diretti del Comando Zona Ossola, ha la direzione totalitaria tattica nella zona indicata al punto (a).
In realtà però, se la buona fede anima le due parti contraenti, quanto sopra avrebbe solo un carattere formale e per non perdere gli eventuali aiuti che dovrebbe fornire il Partito Socialista e gli Alleati, poiché si tratterebbe invece di una vera e propria fusione sotto l’egida Garibaldina. Se la buona fede verrà a mancare (e ciò non potrebbe essere che da parte dei Comandanti della “Matteotti” giacché noi, operando nello spirito della lotta unitaria, siamo ben decisi ad osservare il patto), la responsabilità ricadrà su altri: in definitiva poi, anche attenendoci strettamente agli estremi del patto, avremo sempre lavorato a favore dell’unità di lotta.
Purtroppo, quando sopra, è stato accordato in assenza di Arca, che, come abbiamo già detto, fu arrestato durante i primi approcci.
Presenti alla riunione il Delegato Militare Joe (Baccicalupo), Carletto Sala, Nemo, Peppo, Marco, Selva; Wiglio [probabile errore di battitura per Viglio - N.d.R.], Ufficiali della ex Divisione “Piave”, Massarenti pel Partito Comunista e Federici pel Partito Socialista.
Il Comandante Mario ebbe successivamente occasione di parlare telefonicamente con Arca il quale era già libero a Campione e possedeva il verbale della riunione risolutiva. Arca disse che c’era qualche cosa che non lo convinceva e di cui avremmo parlato a voce al suo rientro in Italia, ma non spiegò di che si trattasse. Comunque affermò che tutto era facilmente superabile, data l’amicizia e la fiducia che animava entrambi.
L’accordo naturalmente riveste carattere di proposta al Comando Zona Ossola, mentre, da parte di questo Comando Divisionale, si attende il benestare di codesto Comando di Raggruppamento.
Formazione Superti – Superti si dà da fare per fare uscire i suoi uomini e riformare la Divisione. Joe c’informa che, da parte del Comando Generale si spera non riesca nell’intento, non essendo persona degna. Si accompagna, in merito, una lettera del Garibaldino Oreste Filoppanti ex Capo della Polizia a Domodossola durante la liberazione della zona, che informa circa l’attività di questo avventuriero.
Federici ha dichiarato che se riprenderà il Comando della Zona Ossola, non permetterà a Superti di ripresentarsi in Zona.
Vice Console Inglese – Eravamo attesi, ma non vollero che ricevere il Comandante Mario. Sono favorevoli all’unità di Comando del Settore, purché sia Arca il Comandante. Non promettono nessun lancio, dichiarando che la zona non riveste momentaneamente, pel Comando Alleato, interesse militare. Ritiene però che la decisione, a seguito nuovo esame in corso a Roma, possa anche modificarsi nel qual caso potrebbero anche fornirci aiuto, purché abbiano la sensazione di trovarsi di fronte ad un movimento veramente unitario ed al di sopra di ogni tendenza politica.
Consolato Americano – Eravamo attesi. Il Console s’interessò della situazione della Zona e dichiarò che l’accordo lo soddisfaceva, in quanto apprezzava molto Arca, che da lungo conosceva. Raccomandò l’unità al di sopra di ogni divergenza politica, unica condizione alla quale gli Alleati avrebbero potuto aiutarci. Chiese le coordinate di un campo di lancio, presumendo che, dall’imminente riunione a Roma del Comando Alleato, sarebbe stato deciso l’aiuto fattivo alle Formazioni della Zona nostra, purché unite nella lotta comune.
Comunicheremo le coordinate.
Delegato Militare Joe (Baccicalupo) – Delegato Militare del Comando Generale Italia Occupata. Ci attendeva da una settimana.
Ritiene buona l’iniziativa dell’unità con Arca e si dimostra simpatizzante con le nostre Formazioni. Riconosce che i nostri sforzi per l’unità di lotta sono veramente tenaci e riscuotono la sua approvazione. Ha poca fiducia nell’aiuto Alleato, ma crede che gli Americani, se a Roma si decidessero favorevolmente, farebbero qualche lancio.
Desidera che tutti i rapporti con gli Alleati avvengano attraverso lui e non direttamente.
È ostile ad una resurrezione della Formazione “Valdossola”, e ritiene che una formula analoga di Comando unico di Settore dovrebbe essere da noi studiata per l’altro settore (Passo San Giacomo – Gravellona – Omegna – Frontiera Italo-Svizzera – Passo San Giacomo) con Rutto e le superstiti forze della “Valtoce”.
“Valtoce” – Alberto, ex Vicecomandante della “Valtoce”, sarebbe rientrato in Zona per riorganizzare la Formazione.
Professor Tibaldi – Sta redigendo un opuscolo sulle vicende militari dell’Ossola dal settembre 1944 ad oggi. Naturalmente tutta la lotta Partigiana è stata svolta da lui e un po’ da Superti.
Ha chiesto al Comandante Mario dati sulle azioni svolte in Zona.
Condanna Superti per falso in assegno bancario – Le fotografie del noto documento sono state rintracciate. Due rimarranno ai nostri compagni del Partito Svizzero e tre ci saranno rimessi a giorni.
In tal modo il Comandante Mario sarà, a giorni, in possesso della copia della sentenza stessa.
Partito Operaio Svizzero – Presi accordi per l’invio di stampa del Partito in Svizzera alle nostre Brigate: “Italia all’Armi!” “Documenti”, ecc.
abbiamo redatto vari appelli che i compagni si preoccuperanno di far stampare e distribuire ai Garibaldini e Partigiani internati.
Contrabbando e staffette con la Svizzera – La formazioni di Arca ha organizzato un regolare servizio di staffette con la Svizzera, con tre Posti:
Posto 48 a Crealla in Cannobina, Posto 24 bis diretto da un compagno (Baccarà) sopra Brissago, ed il Posto 24 ad Ascona. Tutto il movimento di contrabbando, staffette, posta e stampa è diretto dal Comandante SELVA con sede ad Ascona.
Attraverso questo servizio avverrà lo scambio di corrispondenza e stampa:
dal Partito Comunista e dal Partito Socialista in Svizzera con Milano e le Formazioni;
dal Delegato Militare in Svizzera con Milano e le Formazioni;
dal Comitato di Liberazione Nazionale sezione Svizzera con Milano e le Formazioni.
Le comunicazioni agli Alleati seguiranno la stessa via, tramite Delegato Militare e viceversa [aggiunto a penna - N.d.R.].
Attraverso questa via avverrà tutto un traffico contrabbandistico secondo la lettera del Servizio Amministrativo B. del Posto 24 in data 15/12/44 di cui si allega copia.
Al Posto N° 48 questo Comando istituirà una Segreteria così composta:
1 Ufficiale della IIa Divisione “Garibaldi” con due staffette.
1 Ufficiale della “Matteotti” con due staffette, che controlleranno tutto il servizio postale fino a destinazione.
Il provento del contrabbando sarà accreditato, o alla IIa Divisione o al Comando di Settore a seconda della provenienza della merce.
Bollettini Militari della formazione – Attraverso il Servizio suddetto, le Formazioni potranno far giungere in Svizzera scritti e bollettini che saranno regolarmente pubblicati nella stampa clandestina Svizzera.
_______________
Il Comandante Mario è ora in attesa del ritorno di Arca per definire gli accordi. Nel frattempo attende di conoscere l’opinione del Comando di Raggruppamento.
Il Comandante
Sede – 27-12-44 [aggiunto a penna - N.d.R.].
L’azione indicata nel documento seguente, tratto dal materiale d’archivio dell’85ª Brigata d’assalto “Garibaldi” “Valgrande Martire”, descrive un tipico colpo di mano contro un veicolo militare, non direttamente impiegato contro i resistenti, ma per una normale corvée di rifornimento. Firmatari della relazione sono “Vittorio” (probabilmente Giovanni Geranzani) e “Colombo” (Battista Colombo).
Tali azioni solo al completamente profano possono apparire inutili: finiscono anzi per rendere difficoltoso persino il quotidiano svolgersi della vita di presidio, costringendone i componenti ad impiegare notevoli forze nei servizi di scorta; infatti il nemico è infastidito al punto di scatenare una rappresaglia, fortunatamente incruenta, contro la popolazione civile sospettata di parteggiare per i resistenti.
L’incrociarsi di comunicazioni fra presidio fascista e partigiani mostra piuttosto chiaramente che lo scambio di prigionieri non doveva essere un fatto inconsueto.
Dello specifico episodio si parla in due distinti passi del Diario pubblicato [nota 13].
[Cart. V,2,3b/1 Copia dattiloscritta a carta carbone nera redatta su di un’unica facciata di vergatina delle dimensioni di mm. 280*220. Reca le due firme autografe in matita nera].
Al Comando della 2ª Divisione d’assalto “Garibaldi”.
lì 2/1/45
Oggetto: RELAZIONE
Oggi alle ore 17 una nostra pattuglia di 5 uomini (LUPO, VITTORIO, ETTORE, BANDERA, DAVIDE, quest’ultimo disarmato) ha teso un’imboscata sulla strada Ramello-Cambiasca ad un camion montato da un fascista in [aggiunto a penna - N.d.R.] borghese, un milite, un Sottotenente, un Tenente delle Bande Nere e da alcuni borghesi, che tornava da oltre Ramello carico di legna.
Risultato: il milite ucciso, il Sottotenente (Princigalli Giovanni) e il Tenente (Aducci Aldo, ferito ad un braccio) catturati e portati in sede; un borghese ferito e lasciato a Cambiasca.
Catturato: 1 mitra, due moschetti, 1 pistola e munizioni [aggiunto a matita - N.d.R.].
Nessuna perdita nostra. In conseguenza a ciò i fascisti hanno iniziato una rappresaglia contro la popolazione di Cambiasca. Alle 19,30 alcune donne di questo paese arrivarono alla nostra sede riferendoci che parecchi ostaggi erano stati prelevati dai fascisti e che se entro le 2 di domani non si avesse dato loro notizie sui prigionieri avrebbero bruciato [aggiunto a matita - N.d.R.] il paese stesso.
Si è parlato di questo ai prigionieri e il Tenente s’è incaricato d’intervenire presso il suo Comandante onde evitare la rappresaglia; a tal’uopo ha scritto una lettera al Console Golia (Intra) in cui diceva di sospenderla fino a giovedì perché la popolazione era estranea al fatto; nel frattempo avrebbe ricevuto una nostra comunicazione in merito. (I prigionieri non sanno il luogo in cui si trovano; la lettera è stata consegnata alle donne di Cambiasca che tramite il segretario del paese sarà data al Console Golia).
Non si è potuto parlare con Spadoni.
I nostri in ostaggio a Intra sono:
Marco Bagnati (elemento discreto, appena uscito dalla Svizzera), Vilma (sorella di Franca), Ivo, Teresina, Pierino e altri due di cui non si conosce i nominativi; tutti ex partigiani della 85ª Brigata.
Il Sottotenente è una figura di poca importanza per i prigionieri [aggiunto a matita - N.d.R.], anziano e più disposto a parlar male che bene del fascismo.
Il Tenente è spaventosamente fissato nella sua idea fascista; elemento colto (Dottore), non nega la sua fede (se così si può chiamare), se rilasciato continuerà a combatterci.
Attendiamo istruzioni in merito.
| Vittorio | Colombo |
DOCUMENTO 7
La lunga relazione, inviata all’inizio del febbraio 1945 da “Arca” (Armando Calzavara, Comandante la Brigata “Cesare Battisti”) ai Comandi Superiori [nota 14], rappresenta un quadro pressoché completo dello stato della Formazione, che appare in buone condizioni ed attiva contro il nemico; essa è tuttavia perennemente tormentata da problemi logistici legati alla natura del territorio, ma soprattutto all’impegno della Formazione di non gravare sulla già provata popolazione locale. Appare significativo che venga segnalata la pronta punizione mediante fustigazione di un “prelevamento di poca merce a danno di un neutro“: il Comando della Brigata vigila attentamente, poiché altri eventuali atti di questa natura recherebbero un danno d’immagine assai superiore a qualsiasi sacrificio richiesto ai resistenti. Nel contempo, anche perché le difficoltà di rifornimento limitano drasticamente la possibilità di accogliere reclute, sono stati organizzati degli ammassi di generi alimentari di prima necessità, che costituiscono una sorta di contributo fiscale alla lotta di liberazione, del resto in forma rimborsabile alla fine delle ostilità: lo prova l’impegno di precisa e puntuale registrazione dei Buoni di Requisizione. Anche l’impegno profuso nel reperimento di armi e vestiario risponde in larga misure alle stesse esigenze, sia per rimediare all’oggettiva inadeguatezza del materiale, sia per dare alla Formazione un’immagine sempre più rispondente alla sua qualificazione militare, del tutto opposta a quella diffusa dalla propaganda nemica, per la quale i resistenti sono banditi, criminali comuni. Il documento in oggetto è senza dubbio stata riutilizzata da “Arca” quale fonte per la redazione del Diario storico: lo dimostrano varie precise corrispondenze riguardanti le fonti di finanziamento [nota 15], il vettovagliamento [nota 16], la necessità di vestiario [nota 17], nonché gli episodi qui registrati in data 29 gennaio [nota 18]. Inoltre, sia pure indirettamente, ad essa corrisponde un cenno del Diario all’arresto di alcune presone sospette: “Dopo regolare processo, due di queste, confesse, vengono passate per le armi” [nota 19]; senza dubbio una di esse è il “Gagliardi Remo” citato nella relazione.
[Cart. II,2,1/7 Copia dattiloscritta a carta carbone violacea su facciate singole di nove fogli (sei di vergatina e tre di carta più spessa e porosa) delle dimensioni di mm. 29,7*210].
Comando
Sede 1/2/1945
n° 71 [corretto a penna, originale 74 - N.d.R.] di protocollo
AL COMANDO MILITARE ZONA OSSOLA
S E D E
e per conoscenza al COMANDO GENERALE CORPO VOLONTARI DELLA LIBERTÀ
S E D E
Oggetto:
Relazione sulla efficienza organizzativa della Brigata.
Vs del 14/12/44 n°78 e del 24/1/45 n°245
a) Situazione della forza.
Vedi allegato n° 1.
Deficenza personale e quadri. Poiché si crede che appena i passaggi montani saranno aperti, tutti gli Ufficiali della Divisione “Piave” tuttora in Isvizzera, che sono stati richiamati, torneranno, si pregano i Comandi in indirizzo di provvedere affinché dalle autorità svizzere non vengano fatte difficoltà per i rientri. Se questo fosse impossibile, per via legale, l’Ufficio di Collegamento in Isvizzera tenuto dal Tenente Selva, per conto prima della Brigata “Battisti” e poi del II° Settore, e che in seguito potrebbe funzionare come Centro di Collegamento del Comando Zona Ossola, ha la possibilità, se fornito dei fondi necessari, di fare evadere dai vari campi le persone richieste. Queste evasione comportano forti spese primo per il mezzo di locomozione, secondo per il vitto al posto 24 (Svizzera), terzo per l’equipaggiamento per il viaggio fino al posto 24 bis (Distaccamento Brigata “Battisti”).
Si richiede se è disposizione categorica del Comitato di Liberazione Nazionale che in tutte le Formazioni ci siano i Commissari Politici. In caso affermativo, si rende noto che Duilio, Vicecomandante la “Battisti”, assumerà la carica di Commissario Politico, ed Enea quella di Vicecomandante [correzione a matita di Vicecommissario - N.d.R.]. In seguito, con l’inquadramento organico della Brigata, verranno a difettare i Commissari Politici dei 3 Battaglioni ed i 9 Commissari di Distaccamento.
b) Inquadramento dei reparti.
. Vedi allegato n° 2.
c) Armi e munizioni.
Vedi allegato n° 3. Lo specchio inviato in data 6/12/44 viene annullato e sostituito con quello in allegato.
Urgono a questa Brigata:
Munizioni:
calibro 9 lungo per mitra.
calibro 9 corto per pistola.
calibro 7,65 per pistola.
Cariche di lancio e granate per mortaio da 45.
calibro 7,7 per Fucili Mitragliatori Bren.
Pezzi ricambio:
caricatori mitra e “Sten”.
piastrine di alimentazione per Otchiss [errata grafia per Hotchkiss - N.d.R.].
4 bipiedi per Otchiss [Hotchkiss - N.d.R.].
1 treppiede per 12,7.
3 canne di ricambio per Breda 30.
Armi:
automatiche individuali.
Materiale per sabotaggio:
Esplosivo, micce (lenta e rapida), detonatori, matite per esplosione ritardata, aggeggi per sabotaggi ferroviari.
In seguito:
Munizioni calibro 20 per mitragliera.
Munizioni calibro 8 per mitragliatrici Fiat e Breda.
Munizioni calibro 12,7.
Bombe a mano.
Munizioni calibro 6,5 per Fucili Mitragliatori Breda.
Munizioni calibro 6,5 per Otchiss [Hotchkiss - N.d.R.].
d) Vestiario ed equipaggiamento.
Situazione difficile specie in questa stagione rigida.
Mancano in particolar modo coperte, calze di lana, maglioni, scarpe, biancheria e divise. Quasi tutti i Volontari sono vestiti di ripiego, con vesti borghesi o divise nemiche. In attesa che il Comando Zona Ossola stabilisca la foggia ed il colore della divisa, questo Comando ha adottato una divisa costituita da:
berretto-passamontagna con visiera, giubbetto e pantaloni da sciatore blu, mostrine rosso-blu con stella alpina applicata, fazzoletto-foulard triangolare verde con tricolore all’angolo posteriore.
Il colore blu è stato scelto in vista della possibilità di tingere eventuali tessuti di colori vari che si ottenessero con requisizioni o invii regolari e perché utile per la mimetizzazione notturna.
Per la confezione delle divise occorrono 1000 metri di stoffa, per i fazzoletti 200 metri di tela verde bandiera, per le mostrine 3 metri quadrati di panno blu chiaro e 3 metri quadrati di panno rosso, 1000 stelle alpine in metallo.
Si richiede se i distintivi di grado devono essere militari o quelli stabiliti dal Comitato di Liberazione Nazionale. In questo caso abbisognano in quantità secondo l’organico di una Brigata.
Si presenta il quesito. Gli ufficiali e sottufficiali che non hanno mansioni di comando ma che rivestono cariche di responsabilità come Capo Servizio Informazioni e Polizia – Intendente – Capo di Stato Maggiore – Aiutante Maggiore ecc., rimangono semplici volontari?
e) Proposte di promozione e ricompense.
Se i gradi sono quelli delle funzioni di comando, cioè Comandanti di Nucleo, Squadra, Distaccamento, Battaglione ecc., è necessario fare presente ai Superiori Comandi per una promozione che si riduce ad essere incarico di superiore comando?
Quali sono le ricompense al Valore Partigiano stabilite dal Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia o dal Comando Generale Corpo Volontari della Libertà? Dato che a tutte le proposte di ricompense al Valore Partigiano fatte da questo Comando a tutto il luglio 1944 al Comitato di Liberazione Nazionale di Milano, non è stato risposto, per cui si crede debbano ritenersi perdute, si rifaranno in seguito, appena si saprà la graduazione di queste ricompense, le proposte di ricompensa per azioni di valore compiute fin dall’inizio della lotta partigiana.
f) Morale della Formazione.
Buono, anche se le condizioni del terreno, la necessità di difficoltose corvée di viveri, il periodo cruciale di riorganizzazione, ha limitato finora l’attività combattiva.
g) Disciplina.
Con gli accordi stabiliti con le Formazioni vicine, per cui un Patriota che ha mancato gravemente non può trovare rifugio in altro reparto, si otterranno dei progressi notevoli in fatto di disciplina. Finora non si sono verificati casi gravi di indisciplina. Un prelevamento di poca merce a danno di un neutro, fatto da tre Patrioti, è stato punito con la fustigazione, come è già stato comunicato.
h) Relazioni con la popolazione locale.
Ottime, in quanto anche per il passato la Formazione ha preferito fare dei sacrifici piuttosto che farli fare ai locali, gente per la maggior parte povera. Ora sono stati indetti ammassi di burro e lana che si vanno disciplinando. In Val Cannobina invece la popolazione, provatissima durante l’occupazione partigiana e durante le azioni nemiche, è sospettosa e stanca.
Urge saldare tutti i debiti vecchi.
i) Vettovagliamenti.
I Comandi Superiori devono tener presente che la zona su cui gravita la Brigata “Battisti” è la più disgraziata, essendo appoggiata al confine e interrotta dal Lago. Non esistono in zona che poche industrie, sfruttate pure dalla 85ª Brigata “Garibaldi”, chiuse dai blocchi. L’agricoltura è limitatissima, data la natura del terreno. La popolazione vive in maggioranza coi proventi del contrabbando. Per cui quanto si consuma deve essere quotidianamente ricercato dall’Intendenza civile della Brigata e portato a spalla ai Distaccamenti. Il problema dei vettovagliamenti è sempre stato quello più cruciale della Formazione, che pur essendo la più vecchia in questa zona, non ha mai potuto ingrossarsi come effettivi entro un certo limite, per mancanze di viveri.
Questo problema è anche più difficile per il Comando in quanto non si è mai data la possibilità agli uomini di “arrangiarsi” per evitare un facile scivolamento della loro mentalità e coscienza verso il banditismo.
l) Rifornimenti in genere e requisizioni.
Rifornimenti.
Si sta già cercando una base di appoggio sulla sponda orientale del Lago per eventuali trasporti a mezzo barca di viveri e materiali che ci provenissero da Milano, Busto, ecc. Le corvée della Brigata possono giungere, attraverso un percorso già fatto, fino nell’Ossola e nel Cusio. Se l’Intendenza del Comando di Zona dispone di materiale per la “Battisti” c’è quindi la possibilità di andarlo a prendere. A questo riguardo si rende noto che la IIª Divisione “Garibaldi” ha un punto di appoggio a Casale Corte Cerro. Dato che si tende a unificazione di Intendenza nel II° Settore, che ci permetterà di superare parecchie difficoltà ed attriti, si tenga nota di questo punto. Inoltre le nostre corvée possono arrivare anche alla sede del Comando Divisione Beltrami.
Requisizioni.
Si è provveduto a fornire i Distaccamenti di apparecchi radio che sono stati requisiti a fascisti o filo-fascisti. Si sta mettendo in funzione una trasmittente ad onde corte con piccola portata per la propaganda radiofonica nella zona. Per non gravare sulla popolazione locale, la carne compare nel nostro rancio una volta la settimana.
Sono stabiliti dei prezzi per burro, bestiame, ecc. prelevati.
Conclusione.
Nessuno degli ostacoli di rifornimento, equipaggiamento, stagione, ecc. può impedire che la Formazione tenda quotidianamente al completamento dei suoi organici. Però queste difficoltà sono superabili solo con lo scaglionamento in profondità dei Distaccamenti, in modo che possano gravitare per i rifornimenti uno in ogni villaggio.
Il costo della vita per ogni uomo però viene ad essere molto superiore a quello risultante in altre Formazioni che hanno possibilità di rifornimenti all’ingrosso, o meglio con prelevamenti e colpi di mano. Qui manca spesso il pane anche a Intra.
Ne risulta una maggiore necessità di fondi.
Sgravata un po’ l’organizzazione dei problemi annonari, maggiore sarà l’attività operativa, che è stata limitata in questo periodo non dalla mancanza di mordente negli uomini, ma per le regioni suesposte.
Specchio della dislocazione dei vari reparti dipendenti.
Cifrari.
A questo proposito, data la delicatezza e la segretezza dell’argomento, si propone ai Comandi in indirizzo l’adozione di un cifrario che rimanga a conoscenza dei soli Comandi stessi e delle Divisioni e Brigate autonome dipendenti.
Questo Comando si serve di un cifrario che è conosciuto dal Comando IIª Divisione “Garibaldi”, per i suoi messaggi oltre frontiera. È di facile uso, di difficilissima chiave. Può periodicamente essere cambiato con facilità.
Con il ritiro del Distaccamento “Dido” da Caprezzo, tutti i Distaccamenti della “Battisti” vengono ad essere sulla sinistra delle Valli S. Giovanni (che termina ad Intra) i Intrasca (che arriva al Monte Zeda). Questo settore era quello di influenza della “Battisti” fino all’ottobre 44. Sebbene con la costituzione del Comando di Settore non sarà necessaria una rigida definizione delle zone di influenza di ogni singola Formazione, si è visto che in pratica ne permangono i vantaggi. La sede del Comando della Brigata è vagante come il Comandante.
Il punto di appoggio però è già a conoscenza dei Comandi in Indirizzo.
Relazione attività operativa.
Vedi nostra del 27/1/1945 n° 72 di protocollo. Devesi aggiungere:
Attività nemica:
28/1 – puntata di circa 60 uomini della Brigata Nera di Intra verso Premeno. Due Distaccamenti tempestivamente avvertiti tendono un’imboscata a Pian Nava. Lo scontro non avviene perché i fascisti si ritirano.
29/1 – Un nucleo esplorante in zona Cannobio si scontra con elementi nemici. Perdite nemiche accertate: 2 uomini. Armi catturate: 2 moschetti. Il resto del pattuglione nemico si dà alla fuga. Poco dopo sopraggiungono forti rinforzi nemici. Il nucleo si sgancia. Il nemico compie una puntata in forze fino a Currone. A Cavaglio, incendia 2 case. A Cannobio coprifuoco alle ore 16.
Attività partigiana:
30/1 – Arresto di due presunte spie.
Terzaghi Alba, di Vignone. Accertate relazioni intime con elementi nemici. Le è stata interdetta la residenza in zona.
Gagliardi Remo, di Vignone. Confesso di delazione continuata ai danni di Patrioti. Passato per le armi.
Elenco Buoni di Requisizione in sospeso.
| Buono per complessive n° 13 pecore prelevate a tutto l’8 ottobre dal I° Battaglione e IIª Compagnia del II° Battaglione. | £. 7.500 |
| Buono per n° 2 bovine prelevate dal Comandi di Brigata Perotti in data 1 ottobre e 7 ottobre a £. 40 il Kg. | 34.000 |
| Buono per ql. 5 di patate, totale di 3 Buoni di Requisizione rilasciati a Pollino dal Comando del I° Battaglione in data 9 settembre | 2.500 |
| Buono per 2 ettolitri di vino requisito a Cannobio in data 10 settembre dal Comando di Divisione “Piave” | 8.000 |
| Buono per ql. 3 di farina da polenta in data 7 ottobre – a £. 5 il Kg. | 1.500 |
| Buono per una bovina requisita dal Comando 2° Battaglione in data 20 settembre | 16.500 |
| Buono rilasciato ad Albergo X per degenza 1 mese due feriti – agosto | 7.750 |
Non sono ancora pervenute le liste dei debiti lasciati in Valle Cannobina – Alta e Bassa – per le quali abbiamo incaricato i Parroci.
Richieste fondi.
La Formazione “Battisti” deve ancora ricevere dal Comando Zona Ossola £. 200.000 per il completamento quota di novembre. (A questo proposito il Comando Generale informa che è al corrente della questione, per cui sa che le £. 200.000 spedite ai primi di novembre non sono ancora pervenute. Ci è stato comunicato a voce che il Comando Generale stesso provvederà ad inviarle.)
Quota dicembre, quota gennaio, quota febbraio. Col prossimo mese l’Intendenza Civile invierà se necessario una distinta dettagliata delle spese, comprese Servizio Informazioni e Polizia, assistenza famiglie caduti, prigionieri, ecc.
Nella 3ª decade di gennaio solo nella formazione attuale inquadrata, senza i 40 (?) uomini del Tenente Viglio col quale non siamo in contatto, sono stare spese £. 142.000.
| Si richiede per dicembre | £. 300.000 (trecentomila). |
| Si richiede per gennaio | £. 300.000 (trecentomila). |
| Si richiede per febbraio | £. 500.000 (cinquecentomila). |
Finora si è arrivati alla quota spese sia spremendo gli industriali, sia con i redditi del contrabbando di materiale vario requisito e non utilizzabile in formazione.
Il primo mezzo andrà regolarizzato con lo sfruttamento da parte del Comitato di Liberazione Nazionale di Intra per il Comando II° Settore. Il secondo si intende di non usare in avvenire perché facile a interpretazioni errate. Ciò, se i proventi regolari saranno insufficienti.
Il Comandante la Brigata Alpina “Battisti”.[a matita - N.d.R.]
DOCUMENTO 8
La migliorata situazione delle diverse formazioni, ormai completamente riorganizzate dopo la crisi di fine 1944, permette di concertare azioni militari di sempre più ampio respiro.
All’inizio di febbraio, i partigiani della “Battisti” tentano un colpo di mano contro il presidio di Oggebbio, costituito da una dozzina di uomini, insediati in una posizione ben protetta e dotata di armi. Il piano prevede una disposizione articolata e ben studiata delle forze partigiane, con l’uso di una carica esplosiva (e quindi richiede una certa esperienza di artificiere), nonché la necessità di premunirsi contro il prevedibile afflusso di rinforzi in soccorso del presidio attaccato.
Pur ben congegnato, il piano fallisce per un banale incidente: uno dei partigiani, forse tradito dall’emozione, spara mettendo in allarme il presidio e rischiando di colpire lo stesso Comandante “Arca”, che dopo una breve sparatoria decide di ritirarsi, mentre anche i reparti di protezione sono impegnati in scontri a fuoco con i rinforzi nemici provenienti da Ghiffa e da Cannero.
L’azione, pur fallita, provoca il successivo sgombero del presidio attaccato; la notizia evidentemente giunse al comando della “Battisti” proprio mentre veniva stilato questo rapporto, come sembra far fede l’ultima parte del documento.
Anche questa relazione sembra esser stata ben presente al Comandante Arca al momento della stesura del Diario Storico [nota 20].
[Cart. II,2,1/30 Copia dattiloscritta a carta carbone blu su facciate singole di tre fogli di carta porosa delle dimensioni di mm. 29,7*210. L’ultimo capoverso del testo è stata chiaramente aggiunto in un secondo tempo, poiché è chiara apposizione di un dattilografato originale alla copia a carta carbone; vista la separazione dal testo antecedente e la forma analoga alla notazione qui di seguito riportata, si presume che anche il penultimo capoverso sia un’aggiunta alla redazione originaria. La firma è un autografo a penna.]
Brigata Alpina “Cesare Battisti”
Comando
Sede 8/2/1945
n° 81 di protocollo
COMANDO GENERALE CORPO VOLONTARI DELLA LIBERTÀ
Sua sede
AL COMANDO MILITARE ZONA OSSOLA
Sua sede
e per conoscenza al COMANDO II° SETTORE OPERATIVO
[aggiunto a penna - N.d.R.]
Oggetto:
Relazione sull’azione svolta la notte del 4 al 5 ultimo scorso da Squadre della Brigata Alpina “Cesare Battisti” contro il presidio fascista di Oggebio.
Informazioni in possesso del Comando di Brigata.
Presidio Fascista di Oggebio: forza di 12 uomini comandati da un Capitano, appartenenti alla Brigata “Ministeriale”.
Distaccamento sistemato in una villa fra la strada nazionale ed il lago, aperto quindi all’offesa da soli tre lati.
Servizio di guardia. Pattugliamento notturno saltuario sulla rotabile; un piantone nell’interno dell’accantonamento; comunicazioni telefoniche dirette con Intra e Cannobbio dalle ore 22 all’alba.
Abitudini del presidio: riunione abituale degli uomini nelle ore serali in una sala posta d’angolo al primo piano della villa, con due pareti a vetrata.
Piano operativo.
Avvicinamento nelle prime ore della sera. Cattura della pattuglia. Blocco al centralino telefonico di Oggebio. Blocco sulla rotabile Intra – Oggebio in località Cavallo (presso Ghiffa) effettuato da una Squadra della forza di 8 uomini per arrestare rinforzi nemici provenienti da Intra. Blocco sulla rotabile Cannobio – Oggebio in località Resega di Barbè, effettuato da una Squadra della forza di 12 uomini con il medesimo compito per rinforzi provenienti da Cannero – Cannobio. Aggiramento della villa compiuto da 16 uomini. Brillamento della mina collocata sulla vetrata del salone. Irruzione nell’accantonamento dall’ingresso principale dopo lo sfondamento della porta.
Relazione dello svolgimento dell’azione.
Tutto procedette secondo i piani stabiliti sino all’aggiramento della villa, effettuata alle ore 22,30. Non venne trovata pattuglia sulla strada.
Senonché prima che la mina fosse collocata un Partigiano faceva fuoco su un uomo che dalla villa si avvicinava a lui. L’individuo sul quale il Partigiano aveva fatto fuoco, senza fortunatamente colpirlo, era il Comandante che perlustrava la facciata della villa. Per questo incidente la sorpresa falliva e si passava perciò ad aprire il fuoco direttamente sull’edificio dal quale i militi reagivano con fuoco di armi automatiche e lancio di bombe a mano.
Da una bomba a mano venivano feriti leggermente il Comandante ed il Tenente Franco che si trovavano allo scoperto sotto la villa, mentre alcuni uomini erano feriti da armi automatiche nemiche. Dopo alcuni minuti di fuoco il Comandante intimava la resa, trovando invece una reazione sempre più intensa. Dopo aver ulteriormente battuto la villa col fuoco di tutte le armi e lancio di bombe a mano da breve distanza essendo la villa circondata da alberi, il Comandante ritenuto inutile persistere nell’azione e considerata pericolosa la situazione degli uomini particolarmente esposti al lancio di bombe a mano, dato che tutti i fucili mitragliatori si trovavano a 5-7 metri dalla villa, ordinò il ripiegamento alle ore 23,15.
Contemporaneamente, come da piani prestabiliti, il centralino veniva sbloccato permettendo così la comunicazione del presidio con Intra e Cannobio.
Venivano lasciati due nuclei di protezione sullo stradale di Oggebio per permettere lo sgombero dei feriti e il ripiegamento, che veniva anche segnalato alle Squadre di blocco. Rinforzi nemici autotrasportati provenienti da Intra giungevano in località Cavallo di Ghiffa solo alle ore 0,15 dove venivano accolti dal fuoco della Squadra di blocco che immobilizzava l’automezzo, dal quale si reagiva violentissimamente.
Al blocco in località Resega di Barbè giungeva una colonna appiedata da Cannero alle ore 1,40 proprio nel momento in cui i nostri, disperando di una reazione da quella provenienza, stavano adunandosi per ripiegare.
Il “chi va là” intimato dalla colonna nemica provocava il subitaneo riappostarsi della nostra Squadra che alla seconda intimazione nemica apriva il fuoco sulla colonna che si era ulteriormente avvicinata. Questa reagiva con il lancio di una bomba a mano e qualche colpo, ripiegando. Veniva contemporaneamente segnalata la presenza di altre forze nemiche provenienti da Cassino, sulla carreggiata che corre sopra il luogo dove i nostri erano appostati. Per cui questa Squadra ripiegava per evitare l’aggiramento, senza aver subito perdite, alle ore 1,50.
Bilancio dell’azione.
Da parte nostra:
4 feriti leggeri nell’azione contro il presidio di Oggebio;
1 ferito leggero nell’imboscata a Cavallo di Ghiffa.
Perdite nemiche risultanti finora:
1 morto ed 1 ferito (notizia non certa) fra i componenti il presidio di Oggebio;
2 feriti gravissimi e 1 disperso in località Cavallo di Ghiffa;
1 ufficiale e 1 milite morti in località Resega di Barbè.
Si pensa che le perdite delle forze provenienti da Intra siano maggiori essendo stato il camion centrato ripetutamente.
Si comunica che il Comandante è risultato ferito in modo leggerissimo e guaribile in una settimana. Anche gli altri feriti non destano preoccupazione.
Si comunica che in data 6 ultimo scorso il presidio di Oggebio è stato tolto e trasferito in rinforzo a quello di Cannero. Risulta inoltre che le perdite nemiche accertate sono le seguenti: a Cavallo di Ghiffa 1 morto e 2 feriti gravissimi successivamente deceduti e 1 disperso … – in località Resega di Barbè 1 ufficiale e 1 milite morti e 5 feriti.
per il Comandante
Tenente Marco
DOCUMENTO 9
La necessità di rendere sempre più continui e sicuri i contatti con la Svizzera induce il Comando Zona Ossola a richiedere alla “Battisti” l’istituzione di un punto di appoggio permanente presso il confine, che verrà installato all’Alpe Biuse, presso Gurrone e – per analogia con il posto 24, la base d’appoggio già esistente ad Ascona, in Svizzera – denominato posto 24 bis.
Un’operazione di protezione e copertura del posto 24 bis era stata affidata al Sergente “Dieci” (Mario Gramoni), che sarà tragico protagonista di un successivo episodio riportato nel doc. 11.
I documenti in oggetto vengono attribuiti all’istituzione del posto 24 bis anche in base ad altre circostanze: anzitutto alla richiesta chiara e ripetuta della presenza di un radiotelegrafista in doc. 9 C; inoltre per la presenza, nel gruppo di volontari citato nel medesimo documento, di “Barabba”, cui si fa riferimento nell’ultima parte di doc. 5.
Nel Diario si fa breve ma evidente cenno a questi episodi, forse con eccessivo peso attribuito alla loro datazione [nota 21].
[Cart. II,2,1/49 È in realtà un fascicoletto di tre distinti documenti, tutti copie dattiloscritte a carta carbone blu, ma redatti su fogli di diversa dimensione - (A) mm. 290*210, (B) mm. 147*210, (C) mm. 290*200 - e rinvenuti uniti nell’archivio. Il solo (A) reca le firme autografe di "Selva" e di "Arca"].
CORPO VOLONTARI DELLA LIBERTÀ
Brigata Alpina “Cesare Battisti”
Sede 15/2/1945
n° 83/b [b aggiunto a penna - N.d.R.] di protocollo
AL COMANDO GENERALE CORPO VOLONTARI DELLA LIBERTÀ
Sua sede
AL COMANDO MILITARE ZONA OSSOLA
Sua sede
e per conoscenza al COMANDO II° SETTORE OPERATIVO
Oggetto:
Relazione sull’attività operativa svolta da una Squadra mobile a largo raggio per azioni di disturbo sui presidi nemici in Valle Cannobina.
Il giorno 7 c.m. una Squadra di questa formazione comandata dal Sergente Dieci e con il Sergente Orlando quale Vicecomandante e composta da 8 Volontari è stata inviata in zona Val Cannobina e Val Vigezzo con il compito di compiere azioni mobili di disturbo e di sabotaggio sui presidi nemici e sugli elementi di sicurezza dei medesimi in tale zona (Cannobio, Finero, S. Maria Maggiore, Malesco).
Autonomia di detta Squadra dieci giorni circa.
Nei primi due giorni la Squadra si portava risalendo la Val Cannobina sino a Cursolo, effettuando vari appostamenti senza alcun risultato.
Nei pressi dell’abitato di Cursolo veniva avvistata una forte pattuglia nemica. I nostri, per evitare un combattimento nell’abitato, cercavano portarsi oltre tale paese in località dominante la rotabile per Finero; tale movimento non sfuggiva al nemico che ripiegava su Finero.
Da tale fatto derivava uno stato di allarme in tale presidio per cui la nostra Squadra si trovava nell’impossibilità di compiere qualsiasi azione in tale zona e di portarsi in Val Vigezzo, data l’intensificata sorveglianza nemica.
Ritornava perciò verso la bassa Val Cannobina effettuando di nuovo vari appostamenti diurni e notturni all’altezza di Crealla – Calachina.
Il giorno 13 nel pomeriggio appostamento dei nostri nei pressi della rotabile sotto l’abitato di Gurrone. In mattinata era stato segnalato un autocarro fascista che era salito fino a Falmenta.
Nelle prime ore del pomeriggio una colonna di 19 militi ridiscese a piedi, marciando con misure di sicurezza; a distanza conveniente i nostri aprirono il fuoco. Il dispositivo di sicurezza del nemico e la sua pronta reazione neutralizzò in parte la nostra offesa.
Dalle osservazioni del momento e da notizie raccolte sembra che il nemico abbia avuto 2 morti e 1 ferito in tale azione.
Alla mattina del 14 la nostra Squadra rientrava alla base sede del Comando di Brigata.
Nel medesimo periodo di tempo la Squadra Volante di Brigata divisa in 2 nuclei ha compiuto azioni di disturbo sui posti di blocco fascisti di Intra e Pallanza. Mancano i risultati ottenuti in tali azioni.
il Comandante
(Capitano Arca)
CORPO VOLONTARI DELLA LIBERTÀ
Brigata Alpina “Cesare Battisti”
15/2/1945
SEGRETO
Al Comando Distaccamento “Bertino”
101
ORDINE DI OPERAZIONI.
Questa sera una pattuglia comandata dal Sergente Dieci e composta dai Volontari Jubal, 37 [correzione a penna di Berto - N.d.R.] del Distaccamento Cucciolo Cavallasca e dal cap. [sta presumibilmente per caporale - N.d.R.] Remo del Distaccamento “BERTINO”, con armamento individuale, uscirà per operare in zona Cannero – Cannobio col compito di prelevare il Comandante del presidio fascista di Cannobio.
Informazioni sul passaggio di detta persona e sulle sue abitudini come da precedente indicazione già a conoscenza del Sergente Dieci.
Tenere presente che in tale zona opera pure una pattuglia della 85ª Brigata Garibaldina. Gli uomini di tale pattuglia sono in divisa grigio-verde tipo truppe paracadutiste. La formula di riconoscimento adottata con tale reparto è la seguente: intimazione di “CHI SEI” seguita dalla parola e controparola d’ordine “ROMA ROBERTO”.
Si allegano £. 2.000 per spese della pattuglia. La missione avrà la durata di giorni 3.
Il Sergente Dieci mandi un rendiconto delle spese sostenute nella precedente missione e l’eventuale avanzo.
per il Comandante
CORPO VOLONTARI DELLA LIBERTÀ
Brigata Alpina “Cesare Battisti”
Sede 15/2/1945
Al Comando Distaccamento “Bertino”
Sua Sede
SEGRETO
Oggetto : Ordine di operazioni.
Tutti gli uomini disponibili del Distaccamento “Bertino” al comando del Sottotenente Romolo si troveranno, muniti di sacco vuoto, al piano di Aurano alle ore 22 per incontrarsi con tre Squadre e proseguire per una importante missione di sabotaggio.
È indispensabile l’intervento di Radio Telegrafista (Giuseppe).
Armamento: oltre le armi individuali, il Fucile Mitragliatore Breda con i colpi in dotazione.
Parola d’ordine per l’appuntamento al piano di Aurano e la durata della azione: FIRENZE FRANCO.
Uomini partecipanti del Distaccamento “Bertino”:
Sottotenente Romolo, Sergente Bruno, Volontari Poldo, Barabba, Radio Telegrafista, Italo, Piero II°, Vittorio, Vando, Paoletto (esclusi naturalmente i due volontari di comandata).
Il Comandante
DOCUMENTO 10
La relazione seguente riguarda un’incursione notturna compiuta da un reparto misto delle Brigate “Battisti” e “Valgrande” nello stabilimento della S.A.F.A.R., una delle più importanti industrie della zona, allo scopo di impedire la fornitura di materiale di rilievo bellico alle forze armate tedesche. Più che allo svolgimento dell’azione, del resto quasi da manuale per la sua esecuzione e per il pressoché totale successo, è opportuno rivolgere altrove la nostra attenzione.
Anzitutto si deve rilevare il sicuro utilizzo della relazione quale fonte del Diario, che ne riporta molto fedelmente i contenuti e buona parte della forma [nota 22], anche se non la datazione.
Inoltre appaiono importanti sia il preciso ordine del Comando di Zona di non danneggiare impianti e materiali dello stabilimento, sia la cura del Comando di Brigata di riferire in merito. Solo ulteriori ricerche potranno stabilire se ciò sia frutto di un accordo diretto tra la direzione dello stabilimento stesso o della consapevole convinzione di dover conservare il più possibile le capacità produttive in vista della prevedibile ripresa postbellica.
[Cart. II,2,1/67 Copia a carta carbone blu di dattiloscritto, è redatto su singole facciate di fogli in dimensione mm. 290*228. Le due firme sono autografe, vergate a matita nera].
Sede 16/2/1945
n° 84 di protocollo
AL COMANDO GENERALE CORPO VOLONTARI DELLA LIBERTÀ – Sua sede
COMANDO MILITARE ZONA OSSOLA – Sua sede
e per conoscenza COMANDO II° SETTORE OPERATIVO – Sua sede
Oggetto:
Relazione sull’azione di sabotaggio eseguita presso lo stabilimento S.A.F.A.R. – Officine Zust – sulla rotabile nazionale fra Intra e Ghiffa.
In seguito ad ordine ricevuto dal Comando II° Settore Operativo la sera del 15/2 veniva immediatamente decisa da questo Comando di Brigata un’azione di sabotaggio sullo stabilimento S.A.F.A.R. nei pressi di Intra, ove da esatte informazioni pervenute al Comando II° Settore esisteva grande quantità di materiale radiotelefonico già incassato e pronto per la spedizione in Germania.
Tre Squadre della Brigata “Battisti” rinforzate da una Squadra della una Operativo 85ª Brigata “Garibaldi” si portavano sul posto e alle ore 1,30 della notte sul 16.
Due Squadre costituivano due posti di blocco sulla strada nazionale a circa 800 metri dall’obiettivo spinte l’una verso Intra, l’altra verso Ghiffa onde bloccare eventuali pattuglioni nemici. I rimanenti uomini venivano impiegati nel blocco delle due strade scendenti da Susello e Salasca, nel servizio di sorveglianza intorno allo stabilimento, nel blocco dei telefoni, mentre con il Tenente Selva e il Tenente Leo 6 uomini entravano nello stabilimento.
Guardia notturna e custode fecero da guide nella visita delle officine.
Secondo gli ordini ricevuti furono risparmiati tutti i materiali per costruzione apparecchi, impianti meccanici elettrici della fabbrica, ecc.
Si provvide alla distruzione dei seguenti materiali di uso bellico, pronti per la spedizione in Germania, come da informazioni avute:
n° 10 casse contenenti “Centrale telefonica” – misure m. 0,60 x 0,60 x 4 – cadauno ql. 5 – totale ql. 50.
n° 10 casse “Alimentazione” – misure m. 0,60 x 0,60 x 4 – peso complessivo ql. 18.
n° 1 cassa “Amplificatori intermedi” – misure m. 0,60 x 0,60 x 4 – peso ql. 4.
Furono altresì distrutti 3 apparecchi D.S.3 (per telefonia) contrariamente a quanto in programma, in quanto per noi non trasportabili.
Non furono trovati i 10 microtelefoni come da indicazione, probabilmente già spediti.
Si provvide a requisire n° 2 macchine per scrivere, un apparecchio telefonico con cuffia, un apparecchio “tester” ed altro materiale, rilasciando regolare buono di requisizione.
Alle 4,15 ultimato il compito e ritirate le Squadre ai blocchi, i reparti lasciavano la zona.
| Il Commissario di Brigata | per Il Comandante |
| Selva | Tenente Leo |
DOCUMENTO 11
Di difficile collocazione in base alla forma, in quanto era probabilmente la minuta di un ipotetico diario, in base al contenuto – ad esempio in un preciso cenno nella notazione in data Sabato 24/2 – si può concludere che è stato redatto da un partigiano che si occupava della conduzione del “posto 24 bis“. Questi non è sicuramente “Leone”, come appare chiaramente dalla stessa notazione; solo in via del tutto ipotetica si può ritenere fosse il “Baccarà” cui si fa cenno in doc. 5 e doc. 9 C.
La narrazione oscilla fra la descrizione della vita relativamente tranquilla in una postazione alquanto isolata – con le iniziali preoccupazioni di ottenere finanziamenti alla Resistenza da uno sconosciuto simpatizzante; o di rendere inoffensiva una potenziale spia – e l’improvviso irrompere di avvenimenti drammatici, quali la notizia della morte di un partigiano in uno scontro a fuoco, durante il quale rimane ferito il Sergente “Dieci” (Mario Gramoni, già citato nei docc. 9 A e 9 C), che poco dopo si suicida per non essere catturato.
Ma un altro personaggio è protagonista nelle vicende narrate: il parroco di Gurrone, chiaramente vicino ai resistenti, che si preoccupa – come l’autore del diario, del resto – di salvaguardare la popolazione locale minacciata di rappresaglie dai nazi-fascisti, media con le autorità per poter pietosamente seppellire i due caduti, cerca l’aiuto degli abitanti per mantenere i contatti dei partigiani con la Svizzera. Ciò mostra ulteriormente, qualora ve ne fosse necessità, che per una disamina completa degli avvenimenti di quel tempo è imprescindibile l’esame non soltanto di documenti delle diverse parti in lotta, ma anche di testimonianze di altra natura, primi fra tutti i registri e gli archivi parrocchiali.
Gli episodi della morte di “Dieci” e del suo compagno di sventura sono riportati anche nel Diario storico, che ci permette di conoscere anche l’identità del secondo caduto [nota 23].
[Cart. II,2,3/1 Manoscritto a matita nera, è redatto su fogli di mm. 290*220].
Giornale degli avvenimenti in generale
Alle 16.30 partono il Sergente Dieci e Sergio con relativamente una Squadra per raggiungere la località di Ozeno. Selva spiega ai 2 Capisquadra il loro compito e il loro comportamento,
Il percorso viene effettuato senza incidenti. Al Pian Puzzo io, con Carlo e Nino, vado avanti ché [correzione di precedente poiché - N.d.R.] voglio passare da Crealla, poiché d’accordo con Selva che ha dovuto mandarci via tutti con pochi viveri, e meno soldi, penso di trovare da (…) [lacuna intenzionalmente provocata con penna ed abrasione del foglio sino all’asportazione della carta - N.d.R.] la possibilità di farmi fare un prestito in £. Ci rechiamo dunque, da lui, ci dà cena, e ci mettiamo d’accordo sul prestito. Mi farà pervenire i soldi la mattina seguente, a Gurrone.
Dieci e Sergio con gli altri passano per Calachina, traversano la strada e la mattina seguente presto passando per Gurrone raggiungono Ozeno dove prendono posizione. Io con Carlo e Nino mi sono trattenuto a Gurrone, per provvedere a raccogliere un po’ di viveri per evitare di far scendere gli uomini per tale lavoro.
Lunedì 19/2
Durante la mattina viene segnalata una partenza di 45 fascisti da Cannobio, senza precisare la destinazione loro, invio Carlo e Nino a raggiungere gli altri e poterli così avvisare di tenersi in guardia, io mi trattengo per osservare, ma poi non vedendo nessuno dalla mia parte, raggiungo Ozeno, che trovo tutto tranquillo, giacché i ragazzi si sono ritirati sopra quel bosco, in conformità al mio consiglio. Constatato ciò rientro a Gurrone solo dove trovo la persona da me inviata a Crealla che mi consegna una busta, con £. 11.000 inviatemi da (…) [lacuna intenzionalmente provocata con penna ed abrasione del foglio sino all’asportazione della carta - N.d.R.], il quale è sempre disposto, mi dice, per quanto è nelle sue possibilità. I fascisti vengo a sapere che si erano recati a S. Agata, e di là rientrati a Cannobio. Verso sere Dieci e 2 altri si abbassano, con loro si comperano un po’ di viveri, procuro loro posate e padelle, e dopo questa fabbisogna ritorniamo e Ozeno. Il trovare condimento si presenta un problema difficile. Prima che se ne andasse ho consegnato a Dieci £. 2.000, 1.000 delle quali li ha passati a Sergio, questo per un eventuale bisogno urgente. Raccomando loro, la prudenza, e la necessità di farsi vedere il meno possibile, per evitare qualsiasi azione che potrebbe pregiudicare la loro permanenza nella località. Sergio mi assicura in merito.
Martedì 20/2
Durante la giornata nessun avvenimento degno di importanza, tranne che mi viene segnalato l’arrivo in paese di una ragazza da Cannobbio, che è la stessa che l’anno scorso era già stata prelevata e trattenuta dai partigiani durante 3 mesi. Mi informo sulla sua attività, mi si dice frequenti i militi; non essendo questa in grado di vivere dei propri mezzi, penso sia al soldo dei fascisti, e dopo avermi [sic] consigliato col parroco, decido di farla condurre a Ozeno, e trattenerla, per sicurezza. Di questo si incarica Dieci, disceso con 2 uomini per la corvée. Questa ragazza si era ritrovata libera, durante il rastrellamento di ottobre.
Durante la giornata ho fatto arrivare Guglielmi e Battista, che li aspettavo per il mercoledì per mandarli in Svizzera, avendo avuto il tempo di ramazzare un po’ di merce lasciata da me prima di partire da Crealla, in gennaio. Bedin della “Garibaldi” che accompagna ogni volta i portatori, arriva da me a Gurrone verso le 20 circa e lo metto al corrente di tutto. Con Dieci resto d’accordo di vederli lassù il giorno seguente appena fatto il carico agli uomini.
Mercoledì 21/2
Con Bedin stavo aspettando quelli di Crealla quando mi si avvisa che da Cavaglio una Squadra di fascisti (23) ha preso la mulattiera che conduce a Ozeno; parto con Bedin per raggiungere i ragazzi, e arrivati sotto Ozeno, le donne che erano davanti [nel testo cancellato con una riga e seguito da altra parola cancellata, molto probabilmente arrivate] a noi, ci ingiungono di ritornare, perché i militi sono in procinto di arrivare, e ci si dice che i nostri ragazzi sono stati avvistati. Ci spostiamo nel bosco a sinistra e lì rimaniamo al coperto in attesa. Verso le 12 approfittando della nebbia io da una parte, Bedin da un’altra saliamo fino presso le cascine di Ozeno. C’è sempre una fitta nebbia e io non vedo nessuno; sento porte battute e nient’altro. Dopo un po’ ritorno dov’ero, e lì mi raggiunge Bedin, che mi dice di aver visto solo una donna, che gli disse di andarsene perché i militi erano nella cascina a mangiare, e che questi dicevano che si sarebbero trattenuti fino alle 17 circa. Discendiamo verso il basso poiché un’altra donna ci dice che i fascisti passeranno di lì dove ci eravamo nascosti, e che un’altra Squadra veniva verso l’alto da Ponte Falmenta. Non avendo sentito sparatoria alcuna, mi ero convinto che i ragazzi avvisati, si fossero messi al sicuro e in guardia e ciò mi rinfrancava avendo nel frattempo saputo diverse Squadre di fascisti in movimento. 23 erano già a Ozeno, 68 venivano poi a Ozeno attraverso la montagna di Cavaglio; a Falmenta e Crealla altri 50 erano arrivati lassù, questi pare fossero di Finnero o Santa Maria. Verso le 16 vediamo un camion carico di uomini passare sulla strada direzione Cannobbio, e allora noi ci avviciniamo al paese per avere notizie. Una ragazza ci comunica che durante il primo pomeriggio c’è stato in alto sparatoria, che uno dei nostri era rimasto morto, un altro era prigioniero e che ci fossero altri feriti. Rimasi male sapendo dalla stessa che dei fascisti non c’erano state né vittime né feriti. Mi si dice che i fascisti pernotteranno lassù, più tardi una Squadra di loro raggiunge Ozeno passando senza fermarsi che per obbligare il parroco di Gurrone a seguirli, e che con loro ci fosse il famigerato Capitano di Cannobbio [sic]. Dopo di ciò non ho ricevuto altre notizie, se non che tutti i passaggi per la montagna erano sorvegliati da più sentinelle, impedendoci così di cercare di raggiungere i nostri ragazzi. Ci ritirammo nel bosco.
Giovedì 22/2
Durante la mattina le notizie ricevute riconfermano quanto dettoci ieri, dopo mezzogiorno una Squadra con alla testa il famoso Comandante è discesa a Gurrone, conducendo il prigioniero. Noi ci trovavamo nel bosco, e abbiamo saputo più tardi che questi radunarono la popolazione sul piazzale della chiesa, e che il Capitano la rimproverò duramente per il suo atteggiamento favorevole ai partigiani, dicendo che se in avvenire non si segnalerà loro ogni volta che passeranno partigiani, raderà al suolo il paese, che è il solo paese con Trafiume che non ci sono loro informatori, che se li avviseranno li prenderà sotto la sua protezione, ecc. ecc., altrimenti piazzerà i mortai e abbatterà case e gente.
Il parroco ottenne il permesso di portare in basso il morto, e di poterlo far seppellire, senza però nessuna cerimonia, nel cimitero di Gurrone. Sulla sua fossa, malgrado il vieto del Comandante, è stata messa pure una croce, e il cadavere in una cassa.
Le informazioni concordavano che il cadavere sia stato ferito prima da una pallottola sopra l’occhio destro, e poi finito col calcio del fucile; il prigioniero preso mentre tentava di aiutare il compagno ferito. Quando i fascisti furono partiti da Gurrone, con Bedin passai dal cimitero, rendemmo l’ultimo saluto al camerata caduto al suo posto, rifacendo il giuramento di vendicarlo.
Degli altri nessuno di quelli del paese ritornati dalla montagna seppe darci notizie: deducemmo che sfuggiti, durante la notte, si fossero messi in viaggio verso Scareno e su questa ipotesi ci siamo appoggiati. La sera a notte fatta ci recammo in paese per vedere se qualcuno si fosse fatto vivo me invano; nessuno voleva muoversi, perché avevano tutti paura.
Venerdì 23/2
In giornata non vedendo nessuno comparire, nemmeno quelli di Crealla, Bedin decide verso le 12 di partire per la Svizzera; consegno a lui la corrispondenza. Raccomando prudenza, e di osservare se qualche indizio lungo il percorso ci potrebbe palesare qualche novità; e se trovasse qualcuno dei nostri di inviarlo a me, ché nel frattempo avevo comperato un po’ qua e là dei viveri. Dei fascisti non se ne sono visti né saputi in giro in valle. La sera sono stato in paese, ma nessuna nuova notizia mi è stata riferita.
Sabato 24/2
Verso le 13.30 mi trovavo nel luogo dove mi sono ritirato; mi compare Guglielmi, e con lui Palin con un plico. Nel medesimo tempo Guglielmi mi consegna un plico, datogli da Stelvio al suo passaggio da Crealla (così mi dice Guglielmi), e vedendolo indirizzato al posto 24 Bis lo apro, e passo la corrispondenza. Ci sono diverse lettere per le diverse unità e una per Leone, che trattengo, mentre le altre rimetto nel plico e consegno a Palin; questi mi comunica che nessuno è arrivato di là, ciò che mi sorprende, e mi pesa; che tutto è tranquillo. Spiego a lui più o meno la faccenda, faccio un biglietto per Selva poiché ha fretta di andare, gli dico di consegnarvi la seconda radio che arrivata a Scareno dopo che tutti erano via avevo detto a Palin di imboscare.
La sera vado in paese poiché il parroco mi attendeva, e là mentre si stava discutendo sulla situazione, sopraggiunge Sergio. Informatomi immediatamente mi comunica di essere sfuggito e con lui 5 altri di cui uno ferito al braccio e di essersi imboscato in una certa località; degli altri sa solo che Dieci era stato ferito alla gamba, ma non aveva più visto nessuno. Domando come si trovano, mi dice della mancanza di medicamenti ecc., e poi partendo di là lo conduco con me, gli consegno viveri e medicamenti che avevo, e si avvia verso il posto, dopo esserci messi d’accordo che la sera del giorno dopo si sarebbero abbassati e di notte passare la strada, e dato che a Scareno secondo Palin era tutto calmo, i 5 con Sergio sarebbero rientrati. Ho consigliato Sergio di fare un rapporto esatto sul fatto.
Sono le 24.30 quando accompagno un pezzo di strada Sergio. Durante la giornata non ho trovato nessuno che volle andare in Svizzera col plico, però li attendevo per domenica in mattinata, se si trovavano.
Domenica 25/2
Alle 07.30 due piccole raffiche mi fanno sortire e mi mettono in guardia. Sono state sparate dall’altra parte e più precisamente nei dintorni di Crealla. Mando e vado subito in cerca di notizie. Mi si comunica che i fascisti erano in Crealla, e che avevano sparato dietro a renitenti sorpresi, e che fuggivano nel bosco. Mi si comunica più tardi che Carlineta è stato sorpreso in casa e maltrattato alquanto. Questi fascisti vengo a sapere che erano partiti alle 20 del sabato da Cannobbio e che avevano pernottato a Socraggio. Erano circa 100, parte è passata da Crealla, e poi proseguita per la montagna di Crealla, e parte da Socraggio verso l’alto. Rimasi tutta la mattina in osservazione senza peraltro vedere niente dato che c’era nebbia sulla montagna; mi si dice che i fascisti avrebbero fatto una pattuglia sui monti e che sarebbero poi tornati. Verso Mezzogiorno arriva Bedin, e mi comunica essere stato fermato dalle guardie svizzere, quando già si credeva fuori pericolo, domando se la corrispondenza è caduta in loro mano, e mi dice di averla potuta distruggere; questo mi solleva un poco. Gli parlo delle scariche, dei militi della zona di Crealla e ci mettiamo in osservazione, per controllarne l’eventuale loro ritorno ma invano: i militi non sono tornati. Non tornando questi, e pensando si siano trattenuti in montagna, mi avvio verso Ozeno per far tornare indietro Sergio e compagni, non azzardandomi farli passare a rischio e pericolo; non incontrandoli sul percorso, mi reco al punto di appuntamento stabilito ieri con Sergio. Poco prima a 1?2 di una ragazza il parroco mi fa pervenire un biglietto dandomi un appuntamento a Gurrone per le 21.
Trovo alle 19 1?4 Sergio e soci, spiego loro la situazione, e ci mettiamo d’accordo sul ritorno, prima passando da me, ché avevo ancora viveri per loro. Sergio mi comunica che la notte durante il ritorno si era imbattuto in un cadavere, che riconobbe per quello di Dieci. Osservandolo, vide la ferita alla gamba, e voltandolo lo trovò con in mano la rivoltella e un foro nella tempia. Dedusse che si era suicidato.
Lo spogliò delle armi, delle scarpe e dei documenti che aveva su di lui e lo lasciò. Io pensavo fare in modo di mandarlo a prendere. Alle 21 mi reco all’appuntamento col parroco di Gurrone, e faccio attendere sopra il paese Sergio e un altro, al caso ci fossero novità che li riguardassero.
Quanto il parroco voleva comunicarmi era che un uomo passando dal Biusa si era imbattuto nel cadavere di Dieci. Spiegai come lo sapevo già e mi intrattenni per vedere come fare per far trasportare il morto al cimitero e dargli sepoltura. Gli consegnai £. 500 da dare a coloro che lui avrebbe incaricato per la faccenda. Dato che lo si aveva liberato dalle armi ecc., il parroco è dell’avviso di domandare l’autorizzazione di rimuovere il morto poiché facendolo clandestinamente e venendo ciò all’orecchio dei fascisti, si incontrerebbe a dover rispondere del suo agire. Io peraltro l’avevo pure pensata così. Nessuno sa che Sergio e gli altri 5 sono in questa zona, e non lo sapranno, di modo che non ci pregiudica domandare il consenso, poiché probabilmente verranno per identificarlo. Col parroco sono d’accordo che non palesi l’identità di Dieci. Rivedo dopo l’appuntamento Sergio, e gli riferisco sul colloquio col parroco, il quale mi ha pure comunicato che sulla statale Cannobbio – Intra c’era durante la giornata stato un movimento di truppe e automezzi. Dato quanto successo a Crealla nessuno si è fatto vivo, di modo che non ho potuto inviare il plico.
Prima di partire ho consegnato a Sergio £. 2.000.
Lunedì 26/2
Bedin è partito alle 09.00 direzione Cicogna passando per la Piotta. Ho consegnato a lui un biglietto per Selva, se si troverà nella possibilità di farlo arrivare.
Questa sera mi recherò dal parroco per ascoltare quanto gli hanno detto a Cannobbio per il trasporto di Dieci.
Si sentono continuamente colpi lontani, deduco che ci sia movimento nella Valla Intrasca.
Ho inviato a Crealla una missiva, a Battista per dirgli di fare il possibile di venire domani con un altro che deve andare in Svizzera col plico.
Alle 21.30 mi reco dal parroco, mi comunica che ha ricevuto l’autorizzazione di trasportare Dieci e di seppellirlo, solo se presentava ferite da armi da fuoco; non capisco il perché di questa osservazione. Ci si mette d’accordo per il trasporto.
Martedì 27/2
Alle 12.00 arrivano 2 uomini di Crealla disposti ad andare in Svizzera; non essendo nella possibilità di dare loro della merce da portare, li invio esclusivamente con la corrispondenza; nessuno dei giovani si è azzardato a muoversi, e sono due anziani, Piazza e Matt da me conosciuti.
Durante il pomeriggio alle 16 circa vedo sull’altro versante della valle un gruppo di gente passare sul sentiero monte di Socraggio verso Crealla, li conto sono 20. Più tardi mi interesso ma nessuno dei dintorni sa dirci qualche cosa. Durante il pomeriggio osservo una colonna di fumo che sale dalla direzione Trarego; deduco che siano ancora cascine che bruciano dopo l’incursione dei mai morti, in occasione della quale mi comunicarono l’uccisione di 8 partigiani della “Cesare Battisti” e due civili, nonché la distruzione di diverse cascine e una villetta.
La sera mi reco dal parroco, strada facendo incontro Sergio e Walter discesi per l’approvvigionamento. Li invio a casa e dico di attendermi nel caso ci fossero novità. Il parroco mi comunica che una donna di Spoccia venerdì scorso nella regione tra i tre confini e la Quadra vide un giovanotto con giacca a vento, maglione e sacco, sul sentiero, e che domandandogli dove andasse, gli rispose che non trovando più i suoi compagni, si dirigeva verso la Svizzera. Mi interesserò di trovare la donna per sapere dettagli. Dieci è stato seppellito come meglio si poté, così mi riferisce il parroco, mi dice pure che domani ci sarà un ufficio funebre in chiesa in suffragio della prima vittima, e che la settimana ventura lo farà per Dieci. Ha avuto delle spese per l’emulazione [sta evidentemente per la tumulazione - N.d.R.] dei caduti, gli dico di darmi poi un piccola nota.
Ritorno, trovo Sergio e compagno nella cascina, consegno a loro un pacchetto di cotone per il ferito, datomi dal parroco, do loro castagne, uova e 2 scatole di carne, e burro, un po’ di sale, e si avviano d’accordo che se non succede niente di scendere giovedì sera per avere notizie da me se ne avrò e viveri. Ingiungo loro di adoperare con parsimonia i viveri, essendoci difficoltà a procurarli.
Mercoledì 28/2 [il documento si interrompe dopo la data di inizio di un nuovo appunto - N.d.R.].
Questo breve manoscritto, nella sua forma secca e volutamente distaccata, non riesce a celare del tutto il dolore e la compassione dell’ignoto redattore, che avverte il Comandante della “Battisti” della sorte toccata a sette dei nove componente la Squadra Volante “Cucciolo”, caduta in un agguato tesole dal nemico: due patrioti sono morti nello scontro a fuoco e gli altri sono stati fucilati a Trarego dai militi delle Brigate Nere al comando del Capitano Nisi. Alcuni particolari dell’episodio vennero in seguito meglio esplicitati dai due superstiti della Volante, uno dei quali era il suo Comandante Peppino, rimasto seriamente ferito nello scontro: i due scampati riuscirono ad eclissarsi solo perché i loro inseguitori scambiarono due civili del posto per i partigiani in fuga, uccidendoli prima di dar loro modo di spiegarsi.
I nove partigiani erano stati incaricati di raccogliere notizie sul combattimento di cui riferisce il doc. 11 e di soccorrere eventuali superstiti e feriti, non sapendo che tutti gli scampati erano riusciti a sconfinare in Svizzera, donde sarebbero molto presto rientrati.
La triste sorte dei “Martiri di Trarego” destò viva impressione, soprattutto per il contegno dei sopravvissuti al combattimento, che affrontarono il plotone di esecuzione con grande dignità ed ardimento; tra loro cadde il non ancora ventenne “Cesco” (Gastone Lubatti), che pare abbia rifiutato di aver salva la vita al patto di passare al servizio della Repubblica Sociale [nota 24].
Il II Battaglione della “Battisti”, molto attivo nelle ultime fasi della lotta, in onore di questi caduti verrà denominato “Martiri di Trarego”.
[Cart. II,2,2/3 Manoscritto redatto con penna stilografica con inchiostro nero, stilato molto probabilmente in tempi diversi in considerazione del diverso andamento della grafia, pur certamente della stessa persona. Una sola facciata di foglio in dimensioni mm. 294*210].
ore 14.45 – 28 febbraio [1945 - N.d.R.]
Per il Comandante Arca.
Mi avete detto di rintracciare i vostri uomini e questa notte ho trovato la Volante della Brigata Cesare “Battisti”; meno due (Peppo e Carluccio) tutta presente allineata immobile e massacrata nel cimitero di Trarego. Lo stesso ordine con il quale scrivo i nomi è l’allineamento nella cappella mortuaria e se seguiranno le direttive di sepoltura.
1 – Cesco: preso incolume e fucilato in seguito.
2 – Gino: morto in combattimento.
3 – Jubal: incolume e fucilato.
4 – Vola: ferito alla spalla e poi fucilato.
5 – Ermanno: Morto in combattimento.
6 – Gigetto: ferito alla gamba e fucilato in seguito.
7 – Villa: colpito due volte, la seconda a morte.
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Milizia confinaria – molti, sembra un centinaio – ore 17 di domenica 25 – località Pontetto – Orrido – Promè – bruciata la baita che serviva loro di rifugio – I catturati fucilati sul posto – trasportati il lunedì mattina dai montanari al cimitero di Trarego, ricomposte le salme delle suore dell’asilo.
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Perdite – 1 Meuser [Mauser - N.d.R.] – 2 Ocis [Hotchkiss - N.d.R.] – 3 Mitra – 1 Stand [Sten - N.d.R.].
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Si è potuto ottenere (non so da chi) il permesso di fare le bare – Fossa comune.
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Spionaggio di una donna, conosciuta in paese, ma della quale non sono riuscito a sapere il nome.
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Accerchiata la Volante ha dato combattimento in assoluta inferiorità di numero, di mezzi e di posizione.
Nel ritorno, stamattina ore 10 circa visto Peppo e Carluccio, avuto da loro schiarimenti e conferma delle notizie raccolte in montagna.
Saranno a Premeno domani sera, hanno già visto Franco.
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Vi è una lettera vostra alla quale dovrei forse rispondere ma è in “baita” – io non rincaso da ieri sera – V.1 a Trarego con sorella di Cesco – V.2 a Premeno anch’essa in servizio: forse prima di sera arriverò a rispondere.
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Documenti – portafogli – sacchi – scarpe in possesso dei Neri.
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Comando e forze maggiori della “Ravenna” a Mergozzo.
Presidio a Gravellona.
Intra e Zona per ora tranquilla ma vigilante.
Oggi partenza della Brigata Speciale “Ministeriale”.
DOCUMENTO 13
Dal materiale d’archivio della Brigata “Valgrande Martire” si trae questa breve relazione riguardante un’altra azione di sorpresa condotta dal nemico (in questo caso un reparto tedesco) contro i partigiani. Molto probabilmente a favore di questi ultimi ha giocato la momentanea assenza della maggior parte degli effettivi, che ha permesso ai pochi rimasti – evidentemente non presi del tutto alla sprovvista – di eclissarsi rapidamente e di organizzare una resistenza a monte.
L’azione tedesca, condotta in località Cicogna, nella valle del Torrente San Bernardino, è un sostanziale insuccesso, riportato a chiare lettere – pur con qualche piccola variante nei dati riguardanti l’entità delle forze partigiane, la durata del combattimento e le perdite nemiche – anche nella sezione del Diario storico dedicato alla “Valgrande” [nota 25].
Appare curioso, e forse degno di approfondimento, il cenno ad “un apparecchio che applicato al suolo permette di individuare la direzione di marcia delle truppe in movimento“.
[Cart. IV,3,a/49 Copia di dattiloscritto a carta carbone nera, è redatta su di un’unica facciata di foglio in dimensioni mm. 297*210. L’intestazione è costituita da un timbro lineare. Reca inoltre il timbro tondo
Le due firme sono autografe a penna; inchiostro nero].
2ª Divisione d’Assalto “Garibaldi”
85ª Brigata “Valgrande Martire”
Sede lì 28/2/1945
n° 63 di protocollo
OGGETTO:
Relazione sulla puntata del 26/2/1945.
Al Comando 2ª Divisione “Garibaldi”
e per conoscenza al Comando 2° Settore Operativo
Sua S e d e
Ore otto del 26/2/45, una colonna di cento tedeschi attraversava Ponte Casletto – venti tedeschi entravano dal sentiero che va direttamente a Pogallo per circondare Cicogna, armati tutti di Breda 37, e di moltissimi mitragliatori, mentre cento tedeschi di riserva marciavano da Miazzina di rinforzo. Essendo in quel momento il secondo Plotone in trasferimento per un ciclo operativo che doveva intraprendere, l’attacco nemico veniva sferrato di sorpresa, quindi dopo una resistenza di un’ora e mezza in Cicogna, le forze patriote si ritiravano verso l’alpino e combattevano fino alle ore quindici per poi eclissarsi.
Al nemico venivano inflitte le seguenti perdite: due morti fra cui il comandante tedesco, cinque feriti gravissimi e cinque feriti normali.
(perdite confermate a Cicogna, ma si crede siano assai di più forti) [aggiunto a penna - N.d.R.]
Perdite patriottiche: due feriti (Crisca – Edo) un prigioniero (uno degli ultimi arrivati che perduta la strada è stato catturato).
Materiale: nessuna perdita.
Danni al paese: saltata l’infermeria e bruciato sei baite a Cascè.
Morale del nemico: l’attacco è stato svolto da truppe tutte preventivamente ubriacate.
Armi nemiche: Breda 37, fucili mitragliatori. I tedeschi hanno operato la puntata con un apparecchio che applicato al suolo permette di individuare la direzione di marcia delle truppe in movimento.
Tattica nemica: effettuato l’attacco come avanti descritto alle ore 14,30 partivano su tre colonne sentiero, casa dell’alpino, sentiero alto e sentiero basso e giungevano a Pogallo, si ritiravano subito, ed alle ore 18 lasciavano Cicogna dopo aver incendiato Cascè e fatta saltare l’infermeria.
Giorno 27 ore 15, tutte le forze patriote erano di nuovo a Cicogna con un morale altissimo e con l’entusiasmo che mette nell’animo il combattimento.
| Il Commissario Politico | Il Comandante Militare |
| (Nello) | (Redi) |
| Nello | Redi |
DOCUMENTO 14
All’inizio dell’aprile 1945 i tempi erano ormai pienamente maturi perché l’attività comune delle Brigate “Battisti” e “Valgrande Martire”, che spesso portava a notevoli risultati – basti per tutte l’azione testimoniata dal doc. 10 – portasse alla loro definitiva fusione, sancita in una serie di riunioni nei giorni immediatamente precedenti il 7 aprile 1945, data ufficiale sia della fusione stessa, sia di questa relazione.
Non a caso infatti si è scelto di pubblicare quest’atto, poiché due delle notizie da esso riportate sono riportate nel Diario storico, ma in sezioni diverse [nota 26].
Si noti con attenzione, inoltre, l’equilibrio dei resistenti nel valutare la sorte delle sette persone arrestate a San Maurizio, Ghiffa e Ronco in quanto indicate dal Servizio Informazioni e Polizia quali indiziate di attività informativa a favore del nemico: nessuna di esse subisce gravi conseguenze, bensì tutte vengono riconosciute esenti da “gravi colpe” e semplicemente inviate in Svizzera – verosimilmente per rendere più difficoltoso il ritorno – od obbligate a lasciare la zona entro poche ore. Un atteggiamento ben diverso da quello emerso nel precedente doc. 7 [nota 27] e forse consentito dalla situazione complessivamente meno convulsa.
Infine una piccola nota di colore. Non può che strappare un sorriso quel “pesce d’aprile” sul fortilizio appena espugnato. Ma suscita anche una nota d’amarezza, ché pare quasi la rivalsa ludica di una generazione che vede, dall’una e dall’altra parte, gettati in una durissima lotta giovani a volte neppure ventenni, dalla guerra troppo presto strappati ai giochi ed alla goliardia.
[Cart. VIII,1,1a/18 Copia di dattiloscritto a carta carbone nera, è redatta su di un’unica facciata di foglio in dimensioni mm. 297*210. Reca il timbro tondo
"per l’Italia"
BRIGATA ALPINA BATTISTI
COMANDO
[La sola firma di "Selva" è autografa, a penna dall’inchiostro nero].
Sede 7 aprile 1945
Al Comando II° Settore Operativo
Comando Militare Zona Ossola
Redazione di “Stella Alpina”
Redazione di “Il combattente della libertà”
Loro Sedi
Oggetto: Relazione attività partigiana dal 1/4.
1/4 – La notte sul 1° aprile elementi del 1° Battaglione “Monte Marona” e della Volante “Martiri di Trarego” al comando del Commissario di Brigata e del Capo Servizio Informazioni e Polizia si portavano di sorpresa al posto di blocco del Ponte di Sasso (Intra).
Disarmata la sentinella, irrompevano nella ridotta immobilizzando gli altri 4 militi. Durante un’ora i Patrioti, trasformatisi in tanti militi, effettuavano servizio di blocco, per ventuale [sic] cattura di spie. Quindi telefonavano al Capo-posto del blocco San Giovanni, il notissimo criminale di guerra Zaganelli, invitandolo a portarsi sul posto. Al suo arrivo veniva disarmato. Mentre si doveva procedere alla cattura del blocco San Giovanni, il Zaganelli, ben conoscendo la sorte che lo attendeva, si buttava dal ponte. Raggiunto dal fuoco rimaneva cadavere nel torrente sottostante.
Risultati:
perdite nemiche – 1 morto; 4 prigionieri.
bottino – 1 sten, 2 mitra, 3 moschetti.
Fra i catturati lo squadrista Borri che poche ore prima aveva telefonato ad un volontario della Volante insultandolo boriosamente.
Sul fortilizio veniva attaccato un pesce d’aprile con la scritta: – 1° aprile 1945 (ma anche l’ultimo). -
La notte stessa venivano lanciati a Intra dei manifestini precedentemente preparati con la relazione sull’azione e la fine di Zaganelli. Il giorno seguente nessun cittadino di Intra essendo intervenuto al funerale, veniva ordinato il coprifuoco per le ore 19.
| Il Commissario | Il Comandante |
Selva
Come la precedente, anche questa relazione documenta il momento del passaggio dai Comandi separati delle Brigate “Cesare Battisti” e “Valgrande Martire” a quello unificato della Divisione “Mario Flaim”.
È infatti una relazione della “Valgrande”, datata 10/4/1945, ma ancora intestata con un vecchio timbro che indica la Brigata in collegamento con la 2ª Divisione d’Assalto “Garibaldi”.
Anche qui le informazioni relative alle due date rimandano a diverse parti del Diario storico, quelle appunto dedicate alla Brigata “Valgrande” ed alla neo-costituita – per l’appunto il 7 aprile – Divisione “Flaim” [nota 28].
[Cart. IX,1,1 i/1 Dattiloscritto originale di macchina con nastro rosso-nero (evidenti tracce di color rosso) su foglio in dimensione mm. 278*220. L’intestazione è costituita da un timbro lineare. Reca inoltre un timbro tondo
Entrambe le firme sono autografe, a penna dall’inchiostro nero].
2ª Divisione d’Assalto “Garibaldi”
85ª Brigata “Valgrande Martire”
COMANDO
Sede 10/4/1945
n° 10 di protocollo
Oggetto: Rapporto
Al Comando
85ª Brigata
6/4 – In mattinata una pattuglia composta da Tino, Borghesani, Falco [aggiunto a penna - N.d.R.], Walter, Geppe, che aveva dormito la notte a Premosello catturava tre militi della “Ravenna”. Bottino: un moschetto, una pistola Beretta calibro 9, una granata a mano.
I prigionieri vennero poi cambiati con tre partigiani del Battaglione “Brunetto” della 119ª Brigata: i fratelli Borghini ed il partigiano Donato Giovanni. Nelle tasche di uno dei prigionieri vennero rinvenute alcune fotografie di un ricercato politico che trasmettiamo all’Ufficio Informazioni e Polizia.
I nomi dei prigionieri sono:
Ricci Silvano – Milite – classe 1927 – Ravenna
Gianni Bruno – Milite – classe 1924 – S. Pietro in Vincoli (Ravenna)
Lattuga Giuseppe – Milite – classe 1928 – Voltena (Ravenna)
9/4 – Da Colloro segnaliamo movimento nemico a Premosello, ed un gruppo di militi fermo davanti alla caserma. Spariamo una raffica di mitragliatore sul gruppo. Un morto. I militi hanno risposto al nostro fuoco con una sparatoria di circa un’ora.
| Il Commissario Politico | Il Comandante di Brigata |
| Livio | (Capitano Redi) [cancellato con caratteri dattilografici - N.d.R.] |
per il Comandante di Battaglione
(Nord)
Assente per servizio
Il neo-costituito Battaglione Guastatori “Luciano Tavilla” della Brigata “Valgrande Martire” tenta un’azione di sorpresa contro il posto di blocco del Plusc, uno dei punti di passaggio obbligati per l’accesso ad Intra. Il Comandante di Battaglione “Peppino” (Giuseppe Monti) narra con entusiasmo un po’ enfatico le diverse fasi dell’attacco, lodando con trasporto il comportamento dei suoi uomini, ma anche lamentando l’inadeguatezza dei mezzi a disposizione, e soprattutto dei mitra Sten, che con il loro malfunzionamento hanno tradito le aspettative di questi ardimentosi: una lamentela non certo isolata, che ha accompagnato spesso l’uso di questa diffusissima e discussa arma.
L’episodio è ricordato con un breve accenno nel Diario storico, che tuttavia gli attribuisce una diversa datazione [nota 29].
[Cart. IX,1,1g/3 Manoscritto a penna stilografica dall’inchiostro blu-nero. Redatto su ambo le facciate di due fogli quadrettati tratti da un blocco note, di dimensioni mm. 248*216].
n° 2 di protocollo
Al Comando Brigata
“Valgrande Martire”
Oggetto:
Relazione sull’azione del 13.4.1945 al posto di blocco del Plusc.
Stamane, una Squadra di 13 uomini al Comando del Comandante di Battaglione Peppino, con i Capi Plotone Felice, Loris, Ambrogio, i Capi Squadra Cin Cin, Franco, Fritz, Angelo II° ed i Partigiani: Dartagnan, Ciclista, Achille, Jack, e dal Capo Nucleo Criscia lasciavano la sede alle ore 1 per portarsi al Ponte del Plusc ed attaccarvi il Posto di Blocco.
Applicando praticamente il piano teorico, precedentemente studiato, alle ore 3 il Capo Plotone Loris, coadiuvato dal Capo Squadra Angelo riusciva a piazzare una mina alla base del fortino, occupato dagli uomini di guardia, eludendo la vigilanza di due di essi che si trovavano a 3 o 4 metri di distanza; Contemporaneamente allo scoppio, gli uomini appostati dal lato opposto della casermetta, irrompevano decisamente verso l’entrata; a circa 30 metri, dovevano arrestarsi e gettarsi a terra e proseguire poi strisciando sul terreno, poiché, la mina benché avesse operato in modo soddisfacente in rapporto al modesto quantitativo usato (kg. 3,600 di 808) producendo una fessura verticale per tutta l’altezza del fabbricato, ad eccezione della morte istantanea di una delle due sentinelle, sugli altri rinchiusi produsse una grande depressione morale durata pochi secondi, che vinta immediatamente, consentì loro di piazzare la 12,7 all’entrata della casermetta ed aprire il fuoco sui nostri uomini costretti ad avanzare allo scoperto.
Nonostante la difficile situazione creatasi, gli uomini tutti avanzarono con fermezza ed entusiasmo sotto un fuoco infernale ed un intenso lancio di bombe riuscendo a portarsi sino a pochissimi metri dalla casermetta.
Il combattimento si protraeva per ben mezz’ora e solo dopo il completo esaurimento delle munizioni ed aver solo dopo 10 minuti di combattimento lamentato l’inceppamento di 3 sten (su 6), ordinavo il ripiegamento che si è pure effettuato con ordine e calma.
Più volte fu rivolto ai nemici l’invito di resa, ma il Comandante la guardia riuscì a dominare i suoi uomini, che presi dal terrore, più volte gli gridavano di accettare le nostre proposte.
Perdite avversarie 4 morti ed 1 ferito accertati.
Da parte nostra due feriti leggeri (Criscia e Ambrogio).
Non è stato possibile il recupero delle armi, per l’inesattezza delle informazioni avute, che asserivano essere le due mitraglie in dotazione al sopra citato Posto di Blocco, alle estremità dei due camminamenti, mentre invece di notte le dette armi venivano ritirate all’interno della casermetta.
Lodevole il comportamento di tutti gli uomini ed in specie del Capo Plotone Loris e Capo Nucleo Criscia.
Il Battaglione Guastatori di fresca costituzione, ha dimostrato con questa azione di essere parte viva della nostra neo Divisione e degno di consolidarsi definitivamente.
Se questo Battaglione avrà in sufficienza materiale per il suo compito, prende sin d’ora l’impegno di espugnare qualsiasi Posto di Blocco o Caserma della zona. Gli uomini dal fegato sano non mancano, l’hanno dimostrato nella loro 1ª azione e lo dimostreranno sempre più nelle future.
Date loro armi ed esplosivi e vedrete che per i fascisti non ci sarà più un momento di pace.
W L’ITALIA LIBERA
A morte i fascisti traditori
Il Comandante di Battaglione
13.4.945 ore 9
Il 21 aprile 1945, in sostanziale coincidenza con la rotta delle ultime linee di difesa tedesche in Italia – lo stesso giorno truppe alleate entravano in Bologna – ed in ottemperanza agli ordini superiori, i partigiani della Divisione “Flaim” tentavano l’occupazione di Intra, che costituiva uno dei fondamentali obiettivi tattico-strategici nella zona. L’attacco del 21, dopo alterne vicende, deve essere interrotto, mentre la Divisione ripiega su Trarego, da cui partirà il ritorno offensivo del giorno 23, che porterà alla definitiva occupazione della città.
Le notizie riportate nella relazione, pur con qualche significativa variante, sono nella massima parte corrispondenti a quelle del Diario storico, che all’attacco partigiano dei giorni 21/4 e seguenti dedica un’ampia sezione [nota 30]. In particolare non vi appare il ruolo qui piuttosto rilevante del 3° Battaglione “Bagi” della Brigata “Valgrande”, guidato dal Comandante Rolando Scalabrino; inoltre le trattative per la resa del presidio di Pallanza, qui attribuite al Comandante del Quartier Generale “Gino” sono nel Diario frutto della mediazione del Comandante “Mario” Muneghina. [nota 31].
Ancora una volta risalta il ruolo del Comandante “Arca”, che come in altre occasioni riferite dai documenti qui pubblicati [nota 32], si rivela uomo d’azione che riunisce in sé doti di comando e grande ardimento personale.
[Cart. VI,1,3a/1 Copia di dattiloscritto a carta carbone nera su singola facciata di due fogli in dimensione mm. 310*210. L’intestazione è costituita da un timbro lineare. Sull’ultima parte del secondo foglio è stato incollato un altro spezzone di foglio con un brano del testo evidentemente riscritto. Nell’angolo in basso a sinistra del secondo foglio c’è il visto autografo di "Mario" Muneghina].
Divisione Alpina “Mario Flaim”
COMANDO
RELAZIONE SULL’AZIONE SVOLTA DALLA DIVISIONE ALPINA
“MARIO FLAIM”
CONTRO LE FORZE FASCISTE DEL VERBANO.
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Alle 4,05 del 21 aprile la Divisione “Mario Flaim” attaccava, con le forze della Brigata “Valgrande Martire” e della Brigata “Cesare Battisti” il presidio di Intra.
L’azione di fuoco delle armi pesanti aveva inizio simultaneamente contro gli otto posti di blocco nemici che, come risultò in seguito, erano stati considerevolmente rafforzati in uomini e materiale bellico.
Inoltre parecchi elementi tedeschi erano affluiti in zona con un carro armato e una autoblinda e, primo a cadere fu il posto di blocco della Rimessa; alle 5,40, dopo la terza intimazione di resa, gli otto uomini che difendevano il fortino si consegnavano ai nostri.
Il primo Battaglione della “Valgrande Martire”, al comando di Rosso, coadiuvato dal Battaglione Guastatori, comandato da Peppino, occupava il fortino e si impossessava di una Breda e di armi leggere.
Nel frattempo il II° Battaglione al comando di Nord, occupava il blocco del San Bernardino e puntava contro l’obbiettivo assegnatogli: la casa del fascio.
Verso le 7,30 al Campo Sportivo, i fascisti evacuavano la ridotta attaccata da una Squadra del I° Battaglione agli ordini di Guidoni [correzione a penna di Guidone - N.d.R.].
Il terzo Battaglione al comando di Scalabrino, assolveva i compiti assegnatogli contro i posti di blocco del Plusc e di Fondotoce. Benché l’ordine fosse di tenere impegnato il nemico, alle 8 il posto di Fondotoce era già sul punto di cedere all’intimazione di resa; solo il sopraggiungere di rinforzi gli permetteva di continuare, sia pure fiaccamente la resistenza.
Anche le forze nemiche del blocco del Plusc, benché fosse sopravvenuto un ordine di rientro dal Comando di Divisione a fermare l’azione dei nostri, abbandonavano il posto agli uomini di Scalabrino che vi distruggevano gli impianti telefonici.
Le forze del Comandante Scalabrino, dislocate sulla difesa Madonna di Santino – Villa Troubetskoi, restavano valorosamente ai posti assegnati, benché fatti segno al fuoco incessante di un mortaio da 81, da una Breda 37, da una 20 mm, da una 15 mm, e da un carro armato L. 6.
Il Comandante Peppino del Battaglione Guastatori con pochissimi uomini disarma all’ospedale un gruppo nemico ivi rifugiato, catturandolo con armi e munizioni.
Cadevano ancora ad opera della “Cesare Battisti” i posti di blocco delle Vigne, del ponte di Sasso e del ponte di Ferro.
Nel frattempo le forze del I° Battaglione, penetrate in città incontravano in Piazza Cavour la resistenza di un’autoblinda nemica armata di un cannoncino da 20 mm.
Si trovavano sul posto anche il Commissario di Guerra divisionale Mario ed il Comandante Arca. Questi guidava un’azione che conduceva all’immobilizzazione dell’automezzo nemico mediante “Sipel” lanciate dall’alto. Alle ore 12, per ordine del Comandante di Divisione tutte le forze partigiane rientravano in Trobaso, mentre 5 uomini del Battaglione Guastatori col Comandante tenevano impegnate per oltre un’ora e mezza il posto di blocco del Plusc, riportandone un fucile leggero.
Durante il pomeriggio erano condotte azioni sporadiche contro forze delle Brigate Nere e naziste che si aggiravano nella zona di Unchio.
Le forze nazi fasciste restavano asserragliate nella casa del fascio avendo abbandonato completamente la difesa della città.
Ritiratasi sulle primitive posizioni per riorganizzare le proprie forze, la mattina del 23 la Divisione, in pieno assetto di guerra, iniziava l’ultima fase dell’attacco al piano che portava all’occupazione di Intra.
Gino, Comandante del Quartier Generale, trattava da solo la resa del Presidio di Pallanza, ottenendo la consegna di tutte le armi esistenti tanto dal Capitano Comandante la Xª Flottiglia Mas, quanto dal Colonnello Comandante la Polizia Africa Italiana.
Lo stesso Gino, recatosi successivamente a Cannero e a Cannobio col Commissario di guerra della “Cesare Battisti”, Selva, catturava e disarmava i Comandi della Milizia Confinaria ivi dislocati, tra cui i responsabili dell’assassinio di nove volontari della “Cesare Battisti” avvenuto a Trarego il 25 Febbraio scorso.
Il 24 aprile la Brigata “Valgrande Martire” respingeva l’urto di una colonna di tedeschi, impossessandosi di un’autoblinda a Fondo Toce.
Il 26 aprile parte del I° Battaglione al comando di Rosso varcava il lago e si recava nella zona di Arona ove si aggirava una numerosa colonna di nazifascisti (1700 circa) che cercavano di aprirsi un varco fra le montagne.
I nostri erano minacciati di accerchiamento, ma riuscivano a sganciarsi lasciando sul terreno quattro uomini e riportando due feriti.
Perdite nemiche rilevanti ma non ufficialmente accertate.
Fu così che le Brigate “Valgrande Martire” e “Cesare Battisti”, componenti la Divisione Alpina “Mario Flaim”, diedero inizio a quell’attacco al piano che portò al disgregamento e alla cacciata di tutte le forze nazi-fasciste del Verbano.
Prima fra tutte le altre formazioni partigiane del Comitato di Liberazione Nazionale, la gloriosa Divisione “Mario Flaim” coadiuvata nella stessa Milano dal III° Gruppo di Azione Partigiana dalla stessa dipendente, iniziò quel movimento di liberazione nazionale che, via via sviluppatosi e ingranditosi per mezzo dell’insurrezione di tutte le forze antifasciste in tutti i territori oppressi, culminò nella liberazione delle provincie di Novara, di Varese e di Milano.
CARLETTO E STELLA
DELL’UFFICIO STAMPA DELLA DIVISIONE
“MARIO FLAIM”
Visto
Analogamente alla relazione divisionale costituente il doc. 17, quella della Brigata “Valgrande Martire” non si discosta nei contenuti da quanto riferito nel Diario storico, che ovviamente espone i fatti in forma più sintetica [nota 33].
La relazione è molto precisa nella descrizione di ruolo ed azioni dei tre Battaglioni costituenti la Brigata, mentre pecca in esattezza quando si lascia andare ad una precisazione tecnica, attribuendo al carro armato L.6 un armamento diverso da quello in dotazione [nota 34].
Il documento è firmato dal Capitano “Nemo” (Franco Spinelli), Comandante della Brigata.
[Cart. VI,1,3b/1 Copia di dattiloscritto a carta carbone nera, redatta su di una sola facciata di cinque fogli delle dimensioni di mm. 276*220. Reca la firma autografa, in inchiostro nero].
La Brigata “Valgrande Martire” attaccava, come previsto, il presidio della città di Intra alle ore 4.05 del 21/4/45. L’attacco iniziava da parte dei tre Battaglioni col fuoco delle armi pesanti contro gli obbiettivi assegnati.
Il I° Battaglione che operava contro il posto di blocco della Rimessa, dopo due raffiche della mitragliera da 20 mm in postazione a Righino, eseguiva lanci di bombe Sipel entro la ridotta nemica. La resistenza nemica si protraeva sino alle ore 5.15 quando, alla terza intimazione di resa, gli otto uomini asserragliati nel fortino si consegnavano ai nostri che s’impossessavano di 7 moschetti, 1 mitra, 1 mitragliatrice Breda 37 con 200 colpi di munizionamento, 4 pistole e varie bombe a mano, tra cui alcune Sipel.
I nostri penetravano quindi in città, trasportando la mitragliera da 37 sino in Piazza Cavour, dove nel frattempo sopraggiungeva anche la 20 mm. Restavano feriti Deni e Cesare. Dopo i primi istanti i nostri riprendevano le posizioni rientrando in possesso della 20 mm che era rimasta temporaneamente abbandonata e rispondevano al fuoco del nemico. Sopraggiungeva quindi sul luogo il Comandante Arca che guidava un’azione d’attacco contro l’autoblinda nemica con 4 uomini (Cinema, Aldo, Vittorio, Biggin) e con lancio di Sipel dall’alto immobilizzava l’automezzo. In seguito all’ordine del Comando di Divisione, i nostri verso le 9 si ritiravano a Trobaso da dove si portavano verso il Motto di Unchio ove erano segnalate forze della Brigata Nera. Il nemico veniva tenuto per 30 minuti sotto il fuoco della mitragliera pesante. Al sopraggiungere di un carro armato con mortaio il I° Battaglione rientrava definitivamente a Trobaso.
Le forze del posto di blocco del Campo Sportivo attaccate da una Squadra del I° Battaglione, non essendo i nostri appoggiati dall’ausilio di armi pesanti ed essendo impossibile per la posizione del luogo un efficace lancio di Sipel, restavano asserragliate sino alle ore 7 circa del mattino.
Più tardi evacuavano al coperto il posto di blocco.
Il II° Battaglione al comando di Nord, attraversato il Monte Rosso, si portava sul San Bernardino, dove la Squadra mitraglieri armata di 12,7 occupava il posto di blocco abbandonato dal nemico. Nel frattempo le altre Squadre venivano dislocate in punti diversi, occupando le posizioni previste dal piano d’attacco che aveva come obbiettivo prefisso la Casa del Fascio. La 3ª Squadra armata di Fiat 35, che avrebbe dovuto portarsi in barca sino all’approdo del battello, essendo in pericolo d’avvistamento si spostò verso il blocco di San Bernardino. Il mortaio fu piazzato a un centinaio di metri dalla Casa del Fascio. Contrariamente alle disposizioni ricevute, le due Squadre mitragliatori, per la forte reazione nemica, dovettero tenere il fuoco molto nutrito. La 4ª Squadra incontrò in Piazza del Teatro tre camion tedeschi. Dovette perciò ripiegare per proteggere le spalle alla 1ª che faceva fuoco sulla Casa del Fascio. La carica che doveva far saltare la Casa del Fascio, non poté per un contrattempo essere collocata nel posto indicato.
Essendo mancato l’appoggio della 20 mm del I° Battaglione, che non sopraggiunse secondo le previsioni in Piazza del Teatro, per evitare l’accerchiamento della 1ª e 4ª Squadra, il Comandante di Battaglione, anche perché il munizionamento dei Brens era molto scarso, dava l’ordine di ripiegamento.
Le forze del I° Battaglione si ritiravano a Madonna di Campagna, ricongiungendosi al Comando di Brigata che procedeva all’attacco del Plus.
Il III° Battaglione, al comando di Scalabrino, assolveva i compiti assegnatigli di disturbo ai posti di blocco del Plusc e di Fondotoce. Veniva una prima volta intimata la resa al posto di blocco di Fondotoce alle ore 5.30; alle ore 8 il nemico, già sul punto di cedere, riceveva a tempo rinforzi che gli permettevano di continuare la resistenza. Sulla strada Fondotoce – Pallanza una Squadra agli ordini di Giorgio bloccava l’assalto di un carro armato L 6 e di un’autoblinda nemici.
Il posto di blocco del Plusc, già sul punto di arrendersi, non poteva venire espugnato perché sopraggiungeva dal Comando di Divisione l’ordine di ritirata. Tuttavia, essendo nel frattempo stato abbandonato dal nemico, i nostri prima di ritirarsi, entravano nella casamatta, ricuperando poco materiale di casermaggio e distruggendo gli impianti telefonici.
Sulla Difesa a Madonna di Santino – Trubetskoi le forze ivi dislocate del III° Battaglione si ritiravano alle ore 12 solo in seguito all’ordine del Comando di Brigata avendo tenuto le posizioni assegnate malgrado il continuo fuoco condotto da parte nemica mediante 1 mortaio da 81, Breda 37, 20 mm. due mitraglie 7,7 e 1 14 mm del carro armato L 6, 1 20 mm da Baveno e 1 20 mm del battello che aveva preso il largo.
Il Comandante del 3° Battaglione [aggiunto a penna - N.d.R.] segnala come notevole di elogio il comportamento di Sceriffo.
Tutti i Comandanti di Battaglione elogiano l’ottimo comportamento degli uomini.
Particolare elogio va tributato al Comandante di Battaglione Rosso.
Del I° Battaglione vanno elogiati in modo particolare Deni, per il quale sarà inoltrata proposta a parte, Ermanno e Romanino.
Perdite nostre: 3 feriti.
Il collegamento tra il Comando di Divisione e i vari reparti combattenti, mantenuto a mezzo radio, funzionò con elogiabile continuità e precisione.
DOCUMENTO 19
La serie dei documenti qui di seguito pubblicati non contrastano in nulla con le notizie fornite dal Diario storico nella sezione dedicata all’attacco del 21 aprile 1945 contro Intra; anzi permettono di apprezzarne maggiormente la fedeltà al reale svolgimento degli avvenimenti. Proprio per questo ci si limiterà a fornire qualche notizia sulla loro natura e sull’identità dei redattori, sicuramente identificati o presunti che siano [nota 35].
[Cart. VI,1,3/13 Si tratta in realtà di una busta di carta di colore arancio, contenente diversi documenti, qui di seguito denominati (19 A), (19 B), (19 C), ... (19 L) e descritti in capite alla riproduzione di ciascun testo].
Breve relazione preliminare redatta da “Rilche” (Giuseppe Boffa), Commissario di Battaglione del “Marona”; senza dubbio utilizzata per redigere le documentazioni di Unità superiori, offre pochi particolari ulteriori.
[Copia a carta carbone blu di dattiloscritto redatto su entrambe le facciate di un foglio dalle dimensioni di mm. 140*220. La firma è autografa a penna, in inchiostro nero].
Relazione delle operazioni dell’attacco a Intra
Terminata la marcia di avvicinamento il I Plotone Fucilieri si portava all’attacco del Posto Blocco N. 2 mentre il I Plotone Fucilieri attaccava il Posto N. 3. Il I Plotone era protetto da una Squadra Mitraglieri, che batteva i Posti di Blocco. Con le tre Squadre esso guadava il fiume al Pozzone: una Squadra al comando di Ninaccio si inoltrava nella città appostandosi all’albergo del Lago Maggiore. Le altre due Squadre si portavano a tergo del Posto Blocco per iniziare l’attacco. Il II Plotone lasciava una Squadra appostata intorno all’Ospedale e comandata da Pedro.
Un’altra Squadra con Koki guadava il fiume alle Vigne e Koki attaccava il Posto Blocco N. 3 a tergo con bombe a mano e mitra protetto dalla terza Squadra appostata in un casa in costruzione.
Il I plotone si trovava in un certo momento priva di collegamenti e riceveva dal Comando di Battaglione l’ordine di ripiegare al di qua del fiume.
Anche la Squadra di Ninaccio che isolata si trovava in posizione critica veniva fatta ripiegare protetta da un fucile mitragliatore.
Nel frattempo il Posto Blocco N. 3 era capitolato; tre nemici erano riusciti a fuggire abbandonando un Fucile Mitragliatore Breda e cinque moschetti che venivano ricuperati.
Il Volontario Mario della Squadra di Pedro penetrava frattanto nell’Ospedale e costringeva alla resa 6 nemici. Ricuperato due mitra Beretta e sei pistole e quattro moschetti e sette bombe a mano.
IL I Plotone Fucilieri che batteva frontalmente il Posto Blocco N. 2 entrava una seconda volta in città e si univa agli altri reparti che avevano attraversato il fiume, II Plotone Fucilieri e I Plotone esploratori del Battaglione “Martiri di Trarego”. Questo Plotone prendeva contatti con elementi della “Valgrande Martire” che era impegnata da una autoblinda tedesca. Contro questa autoblinda intervenivano anche elementi della II Esploratori I Battaglione.
Una terza Squadra con Koki si portava a tergo del Posto Blocco e attaccava con bombe a mano e [lacuna verosimilmente colmabile con fuoco - N.d.R.] di armi individuali ferendo più volte i difensori. Giungeva poi l’ordine di ripiegamento che veniva effettuato con le usuali misure di sicurezza.
19 B
In pratica complemento del precedente, reca la firma di “Rilche” e di “Leo” (Enrico Marini), Comandante del Battaglione stesso.
[Copia a carta carbone blu di dattiloscritto redatto su di un foglio dalle dimensioni di mm. 140*220. La firma è autografa a matita blu].
BRIGATA ALPINA “CESARE BATTISTI”
I° Battaglione “MONTE MARONA”
Rapportino forza del 22/4/45
| FORZA EFFETTIVA | 75 |
| FORZA PRESENTE | 74 |
| INFERMERIA | 1 |
| ADDETTI SERVIZI | 2 |
| ADDETTI SERVIZI BORGHESI | 2 |
| RECLUTE | 5 |
| STAFFETTE | 3 |
| Il Commissario | Il Comandante |
| Rilche | assente per servizio |
19 C
La relazione del Plotone Esploratori del “Marona” reca le firme di “Orlando” (Orlando Rossetti) e di Koki (Elio Alberganti), rispettivamente Commissario e Comandante del Plotone.
[Copia a carta carbone blu di dattiloscritto redatto su entrambe le facciate di un foglio dalle dimensioni di mm. 140*220. La firme sono autografe a penna, in inchiostro nero].
RELAZIONE DEL PLOTONE ESPLORATORI I BATTAGLIONE “MARONA”
Ore 4 – Attacco posto blocco della rimessa da parte della Brigata “Valgrande Martire”.
Ore 4.30 – Non essendo ancora arrivata la staffetta inviata al Comando di Brigata decido di attaccare. Appostato un Hotchiss [Hotchkiss - N.d.R.] di Walter per impedire che la sentinella battesse il fiume, protetto, Koki, Ginetto, Scotti, Berto, passano.
Ore 5 – Koki facendo il giro previsto si porta a tergo del Blocco N. 3. Vista l’opportunità lancia una Tedesca che ferisce una sentinella; dopo alcuni minuti lancia una Sipe che riesce a ferirne un’altra. Essendo stato individuato dai fascisti sotto il fuoco delle nostre armi ed essendo solo si ritira. arrivato al cancello che dà sulla via spara su di un milite armato di sten. Colpito da circa 5 metri di distanza al torace cade e in seguito muore.
Ore 5 3?4 – Esce e si ricollega con la Squadra al comando di Orlando.
Ore 6 – Si ripassa il fiume per assaltare il blocco. Il blocco è deserto. Dalla Squadra di Pedro appostata intorno all’Ospedale il Volontario Mario attacca e disarma sei militi catturando: 2 mitra, 6 pistole, 7 bombe a mano e 5 fucili.
Riunito il Plotone ci si spinge fino a Piazza Cavour dove si trova la via sbarrata da una autoblinda tedesca. Dopo reazione si ritira in pieno ordine.
Rientrati al blocco la Squadra di Piero viene inviata alla rimessa per evitare un accerchiamento dell’auto[blinda? - N.d.R.]. La Squadra di Pedro viene inviata davanti all’Istituto Cobianchi per evitare che truppe tedesche arrivino alle spalle dei nostri ai blocchi.
Koki e Rilche rimangono nella via Restellini fino alle ore 9.30. Si ritirano coperti da Pompiere e Mario che sparavano sopra a dei tetti dove erano delle truppe tedesche.
Ore 10 – Tutto il Plotone è al completo fuori dai blocchi.
PERDITE NEMICHE: 5 prigionieri e una donna – 2 feriti – un morto.
PERDITE NOSTRE: Giorgio caduto slogandosi una gamba e rompendosi una costola.
CONTEGNO DEL PLOTONE ESPLORATORI È STATO ESEMPLARE.
| Orlando | Koki |
Evidentemente vergato in gran fretta ed in condizioni di precarietà, riguarda il 1° Plotone Fucilieri del “Marona”. Presumibile redattore – anche per particolari del contenuto – il Comandante di Plotone “Bruno” (Bruno Gallotti).
[Manoscritto vergato con inchiostro nero su entrambe le facciate di due fogli delle dimensioni di mm. 139*85; le ultime due parole a matita. Privo di firma].
21-4-45 ore 3 e 45 inizio del guado del fiume della Iª, IIª e IIIª Squadra 1° Plotone Fucilieri Battaglione “Marona” guidati dalla guida Gatto ed accompagnati dal Commissario di Battaglione Rilche e dall’Aiutante Maggiore Viero. Raggiunta via Buzzi invio la IIª Squadra di Monterosa rinforzata da 2 guastatori e dalla guida all’obiettivo prefisso: albergo Intra.
La IIIª comandata da Ninuccio punta sull’albergo Lago Maggiore.
Ordine eseguito esattamente al previsto.
La prima Squadra comandata da Remo la porto a prendere posizione sulla strada di fronte al posto di blocco nr. 2 al Ponte di Sasso.
La IIª Squadra fu individuata dal nemico e costretta a ripiegare su Piazza Ospedale Vecchio.
La dispongo sull’angolo della via che porta alla Nestlè, con il mitragliatore che batte il ponte. Invio il mitragliatore della Iª Squadra a proteggere le spalle piazzandolo presso la trattoria Speranza controllando Piazza Ospedale Vecchio.
Ore 4 e 15. Le forze sono pronte a iniziare il fuoco.
Invio staffetta Gatto al Comando Brigata per ricevere ordini e stabilire il collegamento. Faccio una ricognizione fino al blocco N. 1 Ponte di Ferro per mettermi in collegamento con la Squadra Esploratori del Battaglione “Martiri di Trarego”, ma senza risultati.
Attendo il segnale d’attacco dei nostri, tardando quindi ad aprire il fuoco.
Ore 5 meno 15. Inizio fuoco con i Mauser e il mitragliatore. La visuale è ridottissima, impossibile individuare il fortino. Forzo la porta di un caseggiato e salgo al primo piano con due uomini.
Dalla terrazza si domina il blocco, restando poco scoperti ed illuminati dal faro.
Tentativi infruttuosi di spegnere il faro. Getto di una cartuccia di dinamite infruttuoso.
Ore 5 1?2. Ordine dell’aiutante maggiore Viero di ritirarsi e ripassare il fiume.
Invio la guida Gatto con Tano e ancora questi dal Commissario Rilche [aggiunto in un secondo tempo - N.d.R.] a dare l’ordine alla IIIª Squadra di ripiegare sul fiume.
Ore 6. Le tre Squadre del Plotone ripassano il guado in buon ordine.
Misi in posizione sul motto soprastante il guado del Porrone la Iª e la IIIª Squadra con i mitragliatori che battessero il blocco, tenendo in riserva IIª Squadra.
Raggiunsi Pontini con il Capo Squadra Monterosa e due uomini della Squadra dando scarico al comando di brigata dell’ordine di ripiegamento eseguito.
La relazione sul Battaglione “Martiri di Trarego” reca la firma del Commissario di Battaglione “Erba” (Enrico Kramer).
“Ecla”, cui si fa cenno nel testo, era Sofia Tranquillini, una delle più attive patriote che appoggiavano dal piano l’azione dei Partigiani, fornendo loro informazioni, aiuti materiali e spesso anche rifugio nei momenti di pericolo. Avrà un ruolo di rilievo anche nell’immediato dopoguerra, operando nell’Ufficio Assistenza del Comitato di Liberazione Nazionale.
Da rilevare anche le preoccupazioni tattiche di “Erba”, che fa evidentemente tesoro di una ormai ampia esperienza.
[Copia a carta carbone blu di dattiloscritto redatto su entrambe le facciate di un foglio dalle dimensioni di mm. 140*220. Firma e data sono autografe a matita nera].
BATTAGLIONE “MARTIRI DI TRAREGO”
Relazione sull’azione di Intra
Il sottoscritto si è portato alle ore 3 circa del 21/4 con la Squadra della mitragliera da 20 mm comandata dal Tenente Cesare in cerca di una postazione per poter battere d’infilata il lungo lago di Intra, il posto di blocco del Ponte di Ferro e soprattutto la casa del fascio. Constatato che l’unico posto per poter fare questo efficacemente malgrado la brevissima distanza (500 m. circa dalla casa del fascio) era il giardino dei genitori di Ecla, l’arma vi fu piazzata e per quanto possibile mascherata con rami. L’azione degli esploratori e delle squadre che avevano il compito di entrare in città ebbe inizio alle 4,10. Contemporaneamente si iniziava pure il fuoco delle mitragliatrici piazzate sotto di noi contro i posti di blocco. Non abbiamo iniziato subito il fuoco con la 20 mm perché rischiavamo di essere individuati subito dal mortaio e dalla 20 mm nemici, e sopratutto perché data la scarsità di munizioni non volevamo sparare senza la certezza di colpire. Dall’intensità e dalla direzione delle raffiche e delle bombe potemmo arguire che verso le sei i plotoni erano pervenuti a forzare i blocchi e a penetrare nella città: infatti, gli esploratori erano entrati alle 4,15 circa, il Ponte delle Vegne [sta presumibilmente per Vigne - N.d.R.] era caduto alle 5,30. Alle 6,15 dalla casa del Fascio partivano intense raffiche di mitragliatrice in direzione nostra: il tiro era abbastanza preciso ma non colpì nessuno: durò circa 20 minuti. Data che la visibilità era ormai sufficiente, decidemmo di iniziare il tiro contro la casa del fascio. Dopo la prima raffica nostra, il fuoco nemico cessò. Ciononostante continuammo a brevi intervalli a sparare: il fuoco concentrato nostro, della 35 di Bruno e del mortaio da 45 di Titta ridusse in breve la casa del fascio ad una specie di colabrodo: tutti i vetri andati, casematte sul tetto colpite, un camion che si trovava sotto al portico reso inservibile. Poi dirigemmo il fuoco contro il ponte di ferro: dopo poche raffiche nostre esso cessò di sparare; effettivamente parecchi colpi avevano allargato le feritoie ed erano penetrati nella casamatta.
Alle 7.45 circa veniva diretto contro di noi il fuoco di un mortaio da 81. I colpi rimasero tutti corti (da 30 a 50 metri) davanti a noi sotto il muraglione. Ci fu impossibile malgrado attente ricerche con binocolo di individuare il posto da cui sparava il mortaio. Verso le 9 ci venne dato ordine di ripiegare con l’arma; il ripiegamento si effettuò in ordine perfetto. Segnalo il comportamento perfetto degli uomini, e particolarmente il sangue freddo e la precisione di tiro di CAVOUR. Prego anzi di munirlo di pistola. Anche Roccia spara bene. Di quanto ho potuto constatare, tutto il Battaglione si è comportato in maniera esemplare, le reclute hanno dimostrato coraggio, e i disarmati che prestavano servizio di staffetta (vedi ROSSO) hanno disimpegnato bene il compito affidato.
Manca però il coordinamento fra il fuoco delle armi automatiche e il movimento dei fucilieri. È necessario che gli uomini imparino ad avanzare all’attacco quando sparano le mitragliatrici e viceversa queste dovranno sparare intensamente durante il movimento degli uomini: se questo fosse stato fatto i posti del Ponte di Ferro e di Sasso sarebbero caduti. È necessario inoltre che con ogni reparto distaccato si trovi almeno un uomo che conosce perfettamente la zona, onde evitare perdite di tempo, errori di strada ecc. cose che potrebbero essere evitate anche se ci fossero carte topografiche.
Il Commissario
[firma e data apposti a matita - N.d.R.]
La breve relazione del 1° Plotone Fucilieri del “Martiri di Trarego” reca la firma del Comandante “Galli” (Libero Fumagalli), Commissario di Plotone. Vi si fa cenno anche a “Sergio” (Sergio Cantaluppi), Comandante del Plotone.
[Manoscritto vergato con inchiostro nero su singola facciata di due fogli rispettivamente delle dimensioni di mm. 219*141 e 110*141].
Zona lì 21.4.945
Relazione del I° Plotone Fucilieri “Martiri di Trarego”
Come da ordine ricevuto il I Plotone Fucilieri con aggregata una Squadra di mitraglieri del Battaglione “Marona” prendeva posizione alle ore 4 sulla strada Cannero – Intra in prossimità “Fug” [?]. Insieme con il Comandante di Plotone Sergio disponevo le Squadre in modo da poter far fronte ad un eventuale arrivo di rinforzi nemici.
Alle ore 10 avendo ricevuto l’ordine di ripiegamento portato dal Volontario Lucas sempre con il Comandante Sergio disponevo le Squadre per il ripiegamento nel modo seguente:
3 fucilieri avanti, poi la Squadra Mitraglieri, 7 uomini con un fucile mitragliatore e alla distanza di 100 metri circa una squadra fucilieri con un fucile mitragliatore. Durante la permanenza al posto assegnatoci sono stati sparati alcuni colpi di fucile contro civili che all’ordine di fermarsi non obbedivano. Nessun ferimento è avvenuto.
Verso le ore 12 raggiungevamo i posti di partenza.
Il Commissario di Guerra di Plotone
Il già citato “Sergio” (Sergio Cantaluppi) è certamente l’estensore di quest’altro breve scritto, riguardante il medesimo Plotone.
[Manoscritto vergato con inchiostro nero su singola facciata di un foglio delle dimensioni di mm. 219*141].
Zona 21/4/45
I Plotone Fucilieri “Martiri di Trarego” più una squadra mitraglieri
Arrivammo in postazione assegnata zona X ore 4 ossia quando si sentivano già le prime raffiche disposte le Squadre con gli ordini ricevuti si attendeva gli eventuali rinforzi che avrebbero richiesto i maimorti. Attesa. Si è sparato su borghesi perché non si sono fermati alle nostre intimazioni.
Ore 10 ordine di ritirarsi verso i posti di partenza.
Avanti 2 fucilieri con me poi squadra mitraglieri poi fucile mitragliatori e fucilieri per protezione della mitraglia.
Il Capo Plotone
Breve dispaccio inviato dal comando al Comandante “Franco” (Galliano Pittino), comandante del 2° Battaglione “Martiri di Trarego” della “Cesare Battisti”; come tutti i successivi, è stato certamente redatto da “Selva” (Enzo Plazzotta).
[Manoscritto vergato a matita nera su di un foglio quadrettato tratto da un blocco note. Reca il timbro tondo
C.L.N.A.I.
C.V.L.
"per l’Italia"
BRIGATA ALPINA BATTISTI
COMANDO].
Per Franco
Arca ordina insistere. Io raccomando munizioni.
Da prigionieri nemici risulterebbero 40 tedeschi piazza Intra. Ponte Sasso e Ponte Ferro resistono. Si spera far cedere presto ponte Sasso.
Inviare 12,7 Ponte della Vigna (Ospedale) per battere autoblindo.
Provvederò inviare 3 uomini alla 29 se reputi necessario.
| Il Commissario | Il Comandante |
Simile al precedente, ha la medesima forma e provenienza. Ignoti i destinatari .
[Manoscritto vergato a matita blu su di un foglio quadrettato tratto da un blocco note. Reca il timbro tondo
C.L.N.A.I.
C.V.L.
"per l’Italia"
BRIGATA ALPINA BATTISTI
COMANDO]
Divisione
I blocchi dei ponti continuano la resistenza malgrado attacchi ravvicinati a volte con lanci di salamini.
Continuiamo a batterli fra poco anche con la 20.
Squadra Ninaccio presso Albergo Lago Maggiore – Volante ritenterà di penetrare – Orlando ravvicinatissimo Ponte della Vigna non potrà disimpegnarsi che di notte salvo aiuti da tergo.
| Il Commissario | Il Comandante |
19 K
Simile ai precedenti, è la conferma oggettiva che il Comandante Arca aveva affidato il coordinamento dell’azione a “Mario” Muneghina – coadiuvato da “Selva” (Enzo Plazzotta) – riservandosi il comando tattico sul terreno. “Tippereri” (con ogni probabilità Tipperary) doveva essere il nome in codice del posto di comando.
[Manoscritto vergato a matita nera su di un foglio quadrettato tratto da un blocco note. Reca il timbro tondo
C.L.N.A.I.
C.V.L.
"per l’Italia"
BRIGATA ALPINA BATTISTI
COMANDO
Le firme sono autografe].
Da fonte Aramis ci viene segnalato arrivo truppa tedesca a Intra (sembra N° 10 camion) – Situazione variata al Ponte di ferro (Blocco N° 1): occupazione di una villa vicina al suddetto posto blocco.
Partiamo e attendiamo ordini località Pontini da dove appena giunti tenteremo collegarci con voi ed attenderemo ritorno Madrid queste staffette.
Ore 1,10 da Tippereri.
| Il Commissario | Il Comandante |
| Selva | Mario |
19 L
Ancora per il Comandante “Franco” questo invito alla prudenza.
[Manoscritto vergato a matita nera su di un foglio quadrettato tratto da un blocco note. Reca il timbro tondo
"per l’Italia"
BRIGATA ALPINA BATTISTI
COMANDO
Le firme sono autografe].
In caso di forze superiori o di non riuscita dei colpi ai posti di blocco, ripiegare ordinatamente sparando.
Ordine indiretto di Arca.
ore 4,15 da Pontini.
| Il Commissario | Il Comandante |
| Selva | Mario |
Assolutamente identico al precedente, è però indirizzato a “Viero” (Carlo Ponti), Aiutante Maggiore del Battaglione “Monte Marona”.
[Manoscritto vergato a matita nera su di un foglio quadrettato tratto da un blocco note. Reca il timbro tondo
"per l’Italia"
BRIGATA ALPINA BATTISTI
COMANDO
Le firme sono autografe].
In caso di forze superiori o di non riuscita dei colpi ai posti di blocco, ripiegare ordinatamente sparando.
Ordine indiretto di Arca.
ore 4,15 da Pontini.
| Il Commissario | Il Comandante |
| Selva | Mario |
NOTE AL TESTO
[nota 1] Giovanni Biancardi, Per gli ultimi giorni della Zona libera dell’Ossola in Bollettino Storico per la Provincia di Novara, a. LXXXV (1994), pp. 73-96. [torna al testo]
[nota 2] Cfr. Diario storico, 3.1.3, p. 95. D’ora innanzi Diario storico verrà abbreviato in DS. [torna al testo]
[nota 3] Cfr. DS, 3.1.2, p. 91; 3.2.1, p. 104. [torna al testo]
[nota 4] Cfr. DS, 3.1.4, p. 97. [torna al testo]
[nota 5] Cfr. DS, 3.1.4, p. 97 e 3.2.1, p. 105. [torna al testo]
[nota 6] Cfr. 3.2.5, p. 111. [torna al testo]
[nota 7] In DS, 3.2.4, p. 100 “Bepi” è chiaramente indicato quale “Comandante del Plotone cannoni da 20 mm.“. [torna al testo]
[nota 8] Diversi particolari dei documenti in oggetto trovano puntuale riscontro in quanto riferito nel Diario della “Battisti”: in proposito cfr. DS, 3.2.12, pp. 126-127. [torna al testo]
[nota 9] In tal senso una testimonianza orale da me raccolta dalla viva voce del partigiano “Gatto” (Arialdo Catenazzi): pare che la mitragliera venisse in effetti gettata in una scarpata e ritrovata in discrete condizioni qualche tempo dopo, tanto da essere ricuperata e destinata al normale uso operativo. [torna al testo]
[nota 10] Cfr. in merito DS, 3.1.4 pp. 101-103. [torna al testo]
[nota 11] Sul Viceconsole inglese a Lugano che, come ben ci si può aspettare in tali circostanze, apparteneva all’Intelligence Service invitiamo a consultare le memorie di “Selva”: Plazzotta E., Da Pinerolo al Verbano. Scritti sul principio e la fine di una Resistenza, a c. di G. Biancardi, Alberti, Verbania-Intra, 1995. [torna al testo]
[nota 12] Cfr. in proposito: DS, 1.1.2, p. 8; 2.1.4, p. 65; 3.1.2, p. 93. [torna al testo]
[nota 13] Cfr. in merito DS, 2.1.5, p. 66; e la prima stesura del Diario della “Valgrande Martire” in DS, p.162. [torna al testo]
[nota 14] Allo stato attuale della ricerca pubblicabile solo priva degli allegati, che pure sarebbero interessanti, almeno ai fini del confronto con il documento 5, che pare esplicitamente citato alla voce (c) Armi e munizioni. [torna al testo]
[nota 15] Cfr. DS, 1.1.11, pp. 16-17. [torna al testo]
[nota 16] Cfr. DS, 1.1.13, p. 18. [torna al testo]
[nota 17] Cfr. DS, 1.1.14, p. 19. [torna al testo]
[nota 18] Cfr. DS, 3.2.15, pp. 133-134. [torna al testo]
[nota 19] Cfr. DS, 3.2.15, p. 134. [torna al testo]
[nota 20] Ciò appare con chiarezza dalla quasi letterale corrispondenza del testo in esame con DS, 3.2.15, pp. 133-134. [torna al testo]
[nota 21] Infatti in DS, 3.2.15, p. 134 si afferma che il “posto 24 bis” viene costituito in Val Cannobina il 16 febbraio 1945, in patente contraddizione con le citazioni della medesima postazione presenti in doc. 7 e addirittura in doc. 5, datati rispettivamente 1/2/45 e 27/12/44. Del resto è anche ipotizzabile un successivo cambiamento nella numerazione delle postazioni, visto che doc. 5 colloca il “posto 24 bis sopra Brissago [in Svizzera - N.d.R.]” e “sopra Crealla” un “posto 48“. [torna al testo]
[nota 22] Infatti in DS, 3.2.15, pp. 132-133 si colloca l’azione nell’”ultima settimana di gennaio“, mentre la relazione è datata 16/2/1945. [torna al testo]
[nota 23] Cfr. DS, 3.2.15, pp. 134-135: si tratta di “Dario” (Dante Sardi); dei due caduti, della data e delle circostanze della morte si fa specifica menzione nell’elenco in DS, 3.3, p. 142. [torna al testo]
[nota 24] Tutto ciò è narrato in DS, 3.2.16, 135-136; ma già, in forma diversa, nella prima stesura del Diario storico della “Battisti”, in DS, p. 170. [torna al testo]
[nota 25] Cfr. DS, 2.1.5, p. 68; qui si parla infatti di cinque ore di combattimento (ed è correzione a penna di un originario dieci), di quaranta partigiani (ancora una correzione a penna di un originario dieci) e di una ventina di uomini perduti dal nemico; c’è invece concordia sulla morte dell’ufficiale Comandante degli assalitori. [torna al testo]
[nota 26] Infatti l’azione datata 1/4 – contro il posto di blocco al Ponte di Sasso di Intra, con la cattura di un ben noto nemico e la sua successiva morte in un tentativo di fuga – è nella sezione di Diario dedicata alla “Battisti”; mentre quanto riportato alla data 3/4 – circa il prelevamento di presunte spie nella zona di Ghiffa, nonché di alcuni congiunti di militi fascisti, al fine di scambiarli con familiari dei partigiani a loro volta ostaggi dei fascisti – corrisponde ad un passo riferito alla Divisione “Mario Flaim”, pur se con diversa duplice: la prima azione è collocata in data 7/4, la seconda al 3/4 (cfr. DS, 1.1.6, p. 20). [torna al testo]
[nota 27] Cfr. supra. [torna al testo]
[nota 28] Cfr. in proposito DS, 1.1.16, p. 20; 2.1.5, p. 69. [torna al testo]
[nota 29] Infatti in DS, 1.1.16. p. 20 si colloca tale azione in data 10 aprile 1945. [torna al testo]
[nota 30] In particolare DS, 1.1.19, pp. 23-25 ed in parte 1.1.21, pp. 26-27. [torna al testo]
[nota 31] Cfr. DS 1.1.20 p. 34 [torna al testo]
[nota 32] Cfr. docc. 2, 3A, 3C, 5, 7, 8, 18, 19I, 19L, 19M [torna al testo]
[nota 33] Cfr. supra, note a doc. 17. [torna al testo]
[nota 34] Infatti nella relazione si parla di “mitraglie (…) e 1 14 del carro armato L 6“, mentre tale mezzo era armato con una mitragliatrice da 20 mm. ed una da 8 mm. In proposito sono consultabili numerosissime pubblicazioni; cfr. ad esempio Benvenuti B. – Miglia F., Guida ai carri armati, Mondadori, Milano, 1981, p. 122. La scelta cade su questo libro non per il particolare valore tecnico, ma perché fra i più facilmente reperibili. [torna al testo]
[nota 35] Si rimanda per il confronto dei contenuti a DS, 1.1.19, pp. 23-26. [torna al testo]
